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La redazione di Lucy

L’odio

Cover Aprile
Odio

Con il nuovo mese inauguriamo anche un nuovo tema: ve lo presentiamo qui.

Nella percezione comunque, certo accentuata da internet, l’odio è uno dei sentimenti più pervasivi della contemporaneità.
C’è in questo, una ragione, che era già stata prospettata da Manzoni nel sesto capitolo dei Promessi Sposi quando Fra Cristoforo, si chiama ancora Lodovico ed è un uomo laico, nota un signore arrogante per strada e d’istinto lo odia senza neppure conoscerlo. Manzoni, nel commentare questo episodio, osserva:
“giacché è uno de’ vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed esser odiati, senza conoscersi”.

Dalla società ottocentesca ai social, la potenza dell’odio anonimo è ovviamente accresciuta. I forum di internet, proprio per ragioni costitutive, hanno incrementato l’idea di poter odiare senza conoscersi e hanno reso quotidiano il piacere segreto dell’odio, assieme col veleno che deriva da questo sentimento ormai sempre più capillare.

Eppure l’anonimato non rende i commenti di odio meno acuminati tant’è che una branca recente di studi, di cui Tullio De Mauro è stato un pioniere in Italia, si è dedicata allo studio dei così detti hate speech e dei loro effetti. Sono enunciati tipici del nostro tempo, discorsi che hanno meccanismi propri, con un lessico ricorrente e formalizzato.

Un altro aspetto fondante dell’odio, di là dell’anonimato dietro cui ci si può schermare in rete, è proprio quello identitario. Celeberrimi versi di Montale recitano: “codesto solo oggi possiamo dirti ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”: un’identificazione avanzata per negazione. E qualcosa di non troppo diverso sosteneva Aldo Busi, scrittore che di Montale è stato anche amico, quando afferma con gusto per l’aforisma: “L’odio, a differenza dell’amore, circoscrive la propria identità. Dimmi chi odi e ti dirò chi sei; dimmi chi ami e ne saprò quanto prima”.

Certo l’odio è un sentimento pervasivo, diffuso, identitario ma anche ambivalente e come tale viene percepito diversamente da intellettuali e scrittori.

Nel tempo, all’odio di classe, e a quello ben noto di Gramsci per “gli inndifferenti” è subentrato un odio sempre più generico, indeterminato, individuale. Sembra lontano anche il tempo in cui Kassovitz poteva intitolare semplicemente L’odio un film che vedeva i giovani di una banlieue combattere contro il mondo e le sue istituzioni.

D’altra parte l’odio è stato uno dei maggiori propellenti dell’arte: lo avevano colto, ancora una volta, nell’Ottocento.

Per Byorn: L’odio è un piacere duraturo, che va apprezzato con calma.

Per Baudelaire, non troppo diversamente, l’odio è un liquore prezioso, un veleno pregiato “perché è fatto con il nostro sangue, la nostra salute”

Secondo Balzac L’odio è persino un tonico che rafforza e tempra il carattere. Laddove per Kraus si tratta, al contrario di un sentimento da spendere in fretta, prima di venirne consumati.

Questo mese, con la nostra rivista, proveremo ad approfondire le sensazioni che l’odio provoca oggi, le sue derive peggiori, e le sue cause spesso fomentate da terzi. Dove sta andando l’odio? come possiamo arginarlo o renderlo innocuo? E poi può essere davvero sublimato dall’arte?
 Come ogni volta, proveremo a rispondere su Lucy con articoli, interviste e video per discuterne insieme. Vi aspettiamo.

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