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Casa

Gennaio 2026

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Il destino della casa e quello dell’umanità sono da sempre legati. Ce ne accorgiamo dalle pitture rupestri con cui la nostra specie ha decorato, come volte, le caverne buie e in cui si è rintanato. Sono case, le prime case che l’umanità abbia conosciuto, e fanno parte di una civiltà in cui abitare significava spostarsi continuamente, eppure i nostri antenati non hanno resistito all’istinto di rendere propri anche gli spazi più precari o provvisori.

Le Corbusier, forse l’architetto più influente della nostra storia recente, ha detto che “la casa è una macchina per abitare”. E nel modo in cui ciascuno di noi oggi personalizza gli ingranaggi (la scelta del letto, la disposizione della cucina, l’orientamento dei mobili della camera o di una libreria) in qualche misura prosegue il gesto che l’uomo primitivo compiva allestendo un giaciglio tra le pareti di una grotta.

Non si tratta solo di oggetti, ma anche di desideri. Apollinaire, per esempio, fantastica un’abitazione popolata di presenze: “Vorrei avere nella mia casa: una donna ragionevole, un gatto che passi tra i libri, degli amici in ogni stagione senza i quali non posso vivere”.  

Charles Dickens ha detto con gusto del paradosso: “Meglio, mille volte meglio non avere neppure un tetto sulla testa che una casa nella quale si ha il timore di tornare!”

Il dolore del protagonista de La Luna e i falò è originato proprio da questa mancanza originaria: “C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire ‘Ecco cos’ero prima di nascere’”.

Mentre la disponibilità lieta Dorothy affronta i mille incanti del mago di OZ gli deriva dalla consapevolezza che dopotutto: “Nessun posto è bello come casa mia”.

In questo numero di Lucy proveremo allora a interrogarci  significhi oggi casa, su quali sono i desideri con cui la riempiamo, quali le ragioni per cui decidiamo di staccarcene e su quanto di noi rimane nelle nostre in abitazioni in attesa del nostro ritorno.   

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Fare un fuoco

Perché le storie accendono la nostra immaginazione.

Podcast

di Nicola Lagioia

12.12.2025

Dove sono finiti gli intellettuali?

Dove sono finiti gli intellettuali? È una domanda che sembrano porsi in molti – e non da oggi. C’è chi lamenta la loro scomparsa dal discorso pubblico, la loro scarsa incisività o coraggio. Forse il problema non sono solo gli intellettuali (che ci sono), ma noi che li guardiamo con lo sguardo del passato, come se fossimo ancora nel Novecento. Che aspettative abbiamo nei loro confronti? E cosa stanno diventando in un panorama che è profondamente mutato? Di questo parla l’ultima puntata di “Fare un fuoco” dell’anno.

Ascolta l’episodio
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Una newsletter che racconta di vite che non sono la nostra: vite straordinarie, bizzarre o comunque interessanti.

Scritta dalla redazione di Lucy,
arriva una domenica sì e una no.

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