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La redazione di Lucy

Casa

Cover Gennaio
Casacasetema del mese

Con il nuovo mese inauguriamo anche un nuovo tema: ve lo presentiamo qui.

Il destino della casa e quello dell’umanità sono da sempre legati.

Ce ne accorgiamo dalle pitture rupestri con cui la nostra specie ha decorato, come volte, le caverne buie in cui si è rintanato o dalle assi angolari che ci parlano di villaggi scomparsi un tempo piantati nel fango.

Sono case, le prime case che l’umanità abbia conosciuto, e fanno parte di una civiltà in cui abitare significava spostarsi continuamente, eppure i nostri antenati non hanno resistito all’istinto di rendere propri anche gli spazi più precari o provvisori. 

C’è stato un momento in cui questo movimento, per ragioni storiche, si è fermato. E ha cominciato a essere interno alla casa, ad agitarla ma da dentro. 

Le Corbusier, forse l’architetto più influente della nostra storia recente, ha detto che “la casa è una macchina per abitare”. E nel modo in cui ciascuno di noi oggi personalizza gli ingranaggi (la scelta del letto, la disposizione della cucina, l’orientamento dei mobili della camera o di una libreria) in qualche misura prosegue il gesto che il nostro primitivo compiva allestendo un giaciglio tra le pareti di una grotta.

Il riconoscimento di un nucleo attorno a uno spazio costituisce di fatto un’internità che delimita le proprie ragioni di esistenza rispetto a un’esternità ha detto Pecoraro, il nostro scrittore che forse più si è interrogato su cosa significhi abitare nel nostro tempo. 

Ma già Ariosto, che ebbe più di un problema con i nobili del suo tempo – attriti che gli costarono un “esilio” nell’aborrita Garfagnana – rivendicava  con orgoglio la signoria assoluta sulla propria umile dimora in una delle sue Satire: “Piccola è questa casa, ma sufficiente per me, nessuno vi ha ragioni sopra, è pulita, infine è stata fatta con i miei denari”.

Con il passare del tempo la casa è diventata in effetti sempre più nostra, sempre più interna, è a cominciato ad accogliere, assieme ai nostri oggetti materiali, anche i nostri desideri. Apollinaire, per esempio, così fantasticava un’abitazione sempre piena di presenze: “Vorrei avere nella mia casa: una donna ragionevole, un gatto che passi tra i libri, degli amici in ogni stagione senza i quali non posso vivere”.  

E del resto la nostra intera società, che trova origine in epoca moderna, è fondata sulla casa. 

Charles Dickens ha detto in proposito che l’amore della patria trae origine dalla casa. “Meglio, mille volte meglio non avere neppure un tetto sulla testa che una casa nella quale si ha il timore di tornare!

La casa, dunque, è il luogo in cui fermarsi, lo spazio dei desideri, ma soprattutto il posto da cui partire per tornare. 

Il dolore del protagonista de La luna e i falò è originato da questa mancanza originaria: “C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire ‘Ecco cos’ero prima di nascere'”.

Laddove la felicità con cui Dorothy affronta i mille incanti del mago di OZ gli derivano dalla consapevolezza che dopotutto: “Nessun posto è bello come casa mia”.

In questo numero di Lucy proveremo a interrogarci  significhi oggi casa, su quali sono i desideri con cui la riempiamo, quali le ragioni per cui decidiamo di staccarcene e su quanto di noi rimane in attesa del nostro ritorno.   

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