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Viola Stefanello

Il successo dei forum in cui chiediamo agli altri se abbiamo torto

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Su r/AmITheAsshole, uno dei forum più popolari di Reddit, milioni di utenti raccontano litigi, relazioni e conflitti quotidiani per chiedere a perfetti sconosciuti un verdetto su chi ha ragione e chi ha torto. Un modo collettivo e informale per orientarsi nelle piccole questioni morali della vita di tutti i giorni, ma anche – involontariamente? – un nuovo genere letterario.

Una delle mie serie tv preferite di sempre parla di filosofia morale. Non lo fa in modo particolarmente sottile: da un giorno all’altro, i protagonisti si svegliano nell’aldilà, dopo essere morti tutti più o meno nello stesso momento. Viene detto loro che sono nella “parte buona”, dove finiscono tutte le persone che si sono distinte per la loro generosità e il loro comportamento moralmente encomiabile. C’è però un problema: almeno un paio di loro sanno per certo di essere stati mandati lì per sbaglio, e anche gli altri due sentono che c’è qualcosa che non va. 

All’inizio della serie tutti e quattro hanno dei difetti notevoli che li rendono degli individui non molto facili da frequentare, ma una di loro è particolarmente stronza. Si chiama Eleanor Shellstrop ed è il genere di persona che finge di non vedere i colleghi per non doverli salutare, vende integratori fasulli agli anziani e si ubriaca dopo aver promesso agli amici che avrebbe riportato personalmente tutti a casa in auto dopo una serata. È, insomma, una persona che non sa come si sta al mondo: nel corso della serie un altro dei protagonisti, che in vita era stato proprio un professore di filosofia morale, le insegna con una pazienza infinita le basi del vivere comune: perché dovremmo comportarci bene? Cosa dobbiamo alle altre persone? Come si fa, insomma, a non essere stronzi?

La serie si chiama The Good Place, è andata in onda per quattro stagioni tra il 2016 e il 2020, e ci penso ancora almeno una volta alla settimana. Da quando è finita, gli algoritmi devono aver capito che sento la forte mancanza di un flusso costante di dilemmi etici nella mia vita, perché hanno deciso di mostrarmi con grande regolarità le storie più disparate provenienti da uno specifico subreddit: r/AmITheAsshole, ovvero “Sono io lo stronzo?”

Un subreddit è un subreddit è una sottosezione di Reddit, il sito di forum più popolare al mondo: ce ne sono milioni, ognuno dedicato a un argomento specifico, dai gatti alle criptovalute.Questo esiste dal 2013, e oggi conta circa tre milioni di iscritti. La premessa è disarmante nella sua semplicità: chiunque può raccontare una situazione in cui ha avuto un conflitto interpersonale e aspettare che una massa di sconosciuti su internet gli dica se ha ragione o se si è effettivamente comportato da stronzo. Il sistema di voto usa delle sigle che ormai sono diventate un linguaggio a sé: YTA (you’re the asshole), NTA (not the asshole), ESH (everyone sucks here, per le situazioni in cui nessuno ne esce bene) e NAH (no assholes here, per i rari casi in cui il conflitto è un malinteso e nessuno ha davvero colpe). Dopo diciotto ore dalla pubblicazione del post un bot conta i voti e assegna il verdetto ufficiale. 

La descrizione ufficiale del subreddit invita gli utenti a immaginarlo come “uno spazio di catarsi per il filosofo morale frustrato che è in ognuno di noi, e un luogo dove scoprire finalmente se avevi torto in una discussione che ti tormentava”. I commentatori possono chiedere delucidazioni e informazioni ulteriori all’autore del post (OP), che può anche modificare spontaneamente il testo per aggiungere degli aggiornamenti o delle ulteriori spiegazioni sulla situazione previa approvazione di un moderatore. In qualche caso particolarmente succoso capita pure che venga creato un nuovo post a distanza di settimane o mesi per raccontare a tutti com’era finita una storia pubblicata in precedenza. 

Negli anni il formato dei posti in r/AmITheAsshole si è radicato al punto da rappresentare quasi un genere letterario. C’è il titolo che riassume il tema centrale della discordia con una formula sempre uguale (AITA for…), la presentazione delle persone coinvolte con età e genere tra parentesi (“io (27F) e mio marito (31M)”), il racconto dettagliato dei fatti che includa le posizioni di entrambe le parti e infine richiesta di giudizio. È una struttura che funziona come l’incipit di un racconto: crea suspense, stabilisce i personaggi, promette un conflitto da risolvere.

I dilemmi spaziano dall’irrisorio all’esistenziale. C’è chi chiede se sia da stronzi aggiungere i jalapeños sulla pizza per assicurarsi che la moglie non gli rubi un pezzo; chi non sa se sia lecito licenziare un dipendente il giorno dopo il funerale dei genitori; chi ha mandato il fratello gemello alla cena di Natale della famiglia della moglie per dimostrare che nessuno si sarebbe accorto della differenza (nessuno se n’è accorto). E poi ci sono i casi in cui il verdetto è così ovvio che ti chiedi come faccia la persona a non rendersene conto, come il tizio che ha giocato “miscarry” a Scrabble una settimana dopo l’aborto spontaneo della moglie e poi si è lamentato online che la reazione di lei era stata esagerata.

Spesso, chi posta su AITA è già convinto di non essere lo stronzo della situazione: alcuni cercano conferme, altri cominciano a farsi delle domande sul proprio comportamento e vogliono un secondo parere da parte di estranei imparziali. In alcuni casi vengono tirati fuori episodi vecchi di anni che ancora pesano sulla coscienza, in altri si pone un quesito preventivo, che comincia con “Sarei lo stronzo se…”.

Al contrario di The Good Place, che a un certo punto introduce il personaggio di una giudice che ha decisione finale sul destino delle persone nell’aldilà, un giudizio collettivo su r/AmITheAsshole non è una condanna definitiva. Anche quando un utente viene etichettato come “the asshole”, il giudizio è diretto al comportamento specifico in quella circostanza, e non alla persona nel suo insieme, anche perché il forum si occupa di cene di Natale andate male, coinquilini che non lavano i piatti e suoceri invadenti, non di ingiustizie sistemiche. Sono conflitti a misura d’uomo, abbastanza piccoli da poter essere risolti e abbastanza universali da risultare riconoscibili a chiunque. Come ha scritto Tove Danovich in un articolo per «The Ringer», si tratta di “domande di media portata, poste e risolte da persone comuni che vorrebbero solo diventare persone un po’ migliori”.

Il subreddit esiste da oltre un decennio, ma negli ultimi cinque o sei anni i suoi contenuti sono tracimati massicciamente fuori da Reddit. Io devo averlo scoperto per la prima volta intorno al 2018 o 2019, grazie alle pagine Twitter che raccoglievano i post più assurdi o sessisti. Oggi, però, mi vengono somministrati tramite comodi video verticali lunghi al massimo due minuti.

Attorno ad AITA, infatti, nel tempo si è sviluppato un ecosistema circolare in cui i contenuti generati dagli utenti diventano materia prima per un’industria di opere derivate. Il subreddit produce circa mille post al giorno, e questo flusso costante garantisce materiale fresco a chiunque voglia ripubblicarlo altrove. Più le altre piattaforme riciclano questi contenuti, più il subreddit guadagna visibilità, e più persone vanno a postare le proprie storie. 

Su TikTok, per esempio, i post di AITA vengono regolarmente saccheggiati per creare sludge content, un tipo di video che permette agli utenti di ottenere moltissime visualizzazioni con il minimo sforzo: in questo specifico caso, i testi del forum vengono dati in pasto ad intelligenze artificiali che li leggono con una voce vagamente robotica. Poi, questa traccia audio viene sovrapposta a un video che non c’entra nulla, come qualcuno che gioca a Minecraft o pulisce tappeti con un potentissimo getto d’acqua.

Il formato che più sta esplodendo, però, è quello dei podcast: ne esistono decine di dedicati del tutto o in parte alla lettura e al commento delle storie su Reddit, se non proprio a r/AmITheAsshole nello specifico. Molti di questi vengono tagliuzzati in clip da trenta secondi, che poi rimbalzano su TikTok, Instagram Reels e YouTube Shorts, dove raggiungono un pubblico che magari non ha mai aperto Reddit in vita sua. Insomma: non serve essere utenti di Reddit per sapere cos’è AITA: basta avere un account su un qualsiasi social network e prima o poi arriva.

Josh e Sarah, per esempio, sono gli host di A Podcast Will Save This Relationship, che ha circa 27mila follower su YouTube e più di 440mila su TikTok. Entrambi frequentano Reddit da sempre — Sarah racconta che a dodici, tredici anni leggeva già r/relationships — ma quando hanno lanciato il podcast, nel 2019, non avevano subito in mente di parlare di AITA. “Abbiamo iniziato a includere le storie di Reddit alla fine del 2021, un po’ per gioco”, mi racconta Josh. “Non pensavamo che sarebbe diventata la cosa che avremmo fatto per il resto della nostra carriera”. La prima volta che hanno pubblicato una clip del podcast in cui discutevano di un post di r/AmITheAsshole, però, hanno notato subito un interesse enorme, e a quel punto la decisione si è presa da sola. Da allora il formato è rimasto più o meno lo stesso: metà puntata dedicata alla lettura e al commento dei post di Reddit, metà ad analisi di altri media. Ma è la prima metà quella che attira gran parte del pubblico, e che viene tagliata in clip per i social.

La selezione delle storie è una parte centrale del lavoro. Josh e Sarah hanno delle regole: il post dev’essere scritto da una persona maggiorenne e non può includere delle situazioni di abuso evidente. Se l’autore ha chiesto che la storia non venga condivisa altrove, poi, ne rispettano la scelta, perché “non vogliamo fare del male a nessuno”.

C’è poi la questione del ragebait, ovvero quei post scritti apposta per provocare indignazione, spesso esagerati o del tutto inventati. “È una conversazione fastidiosa da continuare a fare, ma è qualcosa che succede di continuo”, ammette Sarah. Da circa un anno passano tutte le storie preselezionate attraverso un rilevatore di testo generato da intelligenza artificiale: se supera una certa soglia, il post viene scartato. Anche prima che l’AI diventasse così diffusa, però, nel forum c’è sempre stato chi gonfiava i dettagli per fare bella figura o per far sembrare l’altra parte peggiore di quanto fosse. “Siamo su Reddit da abbastanza tempo per saperlo”, dice Josh.

Del resto, ogni storia su AITA è raccontata da una sola parte, e il linguaggio tradisce inevitabilmente le intenzioni di chi scrive. Molto spesso, per esempio, nel bel mezzo di un post si trova una svolta improvvisa in cui l’antagonista – la suocera, il coinquilino, il collega — inizia a urlare, piangere o fare una scenata apparentemente senza motivo, il che ti fa apparire, ovviamente, irrazionali o esagerati. I commentatori più attenti spesso lo notano e fanno domande, ma il modo in cui una storia viene raccontata inevitabilmente condiziona il giudizio.

Naturalmente c’è anche il problema opposto: post in cui chi scrive ha così evidentemente ragione che viene da chiedersi perché abbia sentito il bisogno di chiedere comunque una conferma. Sono storie in cui l’autore è stato trattato palesemente male, ma per qualche motivo dubita ancora di sé, oppure vuole approfittare del forum per sfogarsi sapendo che i commentatori gli daranno ragione. Nel tempo questo genere di domande ha generato talmente tanta insofferenza che è nato un subreddit parodia, “Am I The Angel”, per prenderli in giro. E poi ci sono quelli che non accettano il verdetto, e quindi continuano a modificare il post aggiungendo dettagli che giustificherebbero il loro comportamento, e litigano con chi dissente nei commenti.

Nonostante tutti questi limiti, l’ecosistema di contenuti che è nato attorno ad AITA continua a espandersi. Uno dei motivi è senza dubbio la struttura tipica dei post, che si prestano benissimo a diventare virali. Un altro è che, semplicemente, la gente adora il gossip, a maggior ragione se non è in alcun modo coinvolta e può permettersi di giudicare senza ripercussioni personali. Volendo, però, c’è un livello più profondo del semplice intrattenimento voyeuristico.

“Penso che ci sia un aspetto da terapia di gruppo”, mi dice Josh. “Leggi una storia che potrebbe essere simile a qualcosa che hai vissuto tu, e vedi come reagiscono gli altri, e magari è diverso da come avrebbero reagito le persone nella tua vita”.

Nel tempo, insomma, r/AmITheAsshole si è chiaramente affermato come un florido spazio di negoziazione collettiva delle norme sociali e morali contemporanee. E queste norme cambiano, spesso rapidamente. Sarah fa l’esempio delle relazioni con grande differenza d’età: “Negli anni ho visto le reazioni a questa cosa oscillare molto: prima tutti pensavano che fossero orribili, poi sono passati a ‘sono adulti, possono fare quello che vogliono’, poi di nuovo orribili, poi di nuovo accettabili. È una conversazione in corso”. Lei stessa aveva un’opinione forte sulla questione — i suoi genitori avevano vent’anni di differenza, e il padre è morto quando lei ne aveva diciannove — ma non si era resa conto di quanto fosse controversa finché non ha iniziato a parlarne online.

Josh ci tiene a precisare che non si considera un life coach o un esperto di psicologia: “Mi vedo prima di tutto come un intrattenitore. Ma credo che usare l’umorismo per disinnescare certe situazioni aiuti. Un tono più leggero rende più facile parlare di argomenti pesanti”.

Di questo potenziale si è accorto, qualche anno fa, anche Daniel Yudkin, psicologo sociale e ricercatore alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania. Yudkin e i suoi collaboratori hanno passato quattro anni a studiare il subreddit, analizzando circa 370.000 post e 11 milioni di commenti pubblicati tra il 2018 e il 2021. Poi hanno usato l’intelligenza artificiale per categorizzare i tipi di dilemmi morali che le persone si trovano ad affrontare. La loro prima conclusione, a posteriori decisamente scontata, è che la schiacciante maggioranza delle domande che si pongono gli utenti non riguarda grandi principi etici astratti, ma obblighi relazionali: cosa devo ai miei genitori? Come faccio a essere un buon partner? Dove finisce la lealtà verso un amico e dove inizia il rispetto per me stesso?

È un tipo di etica molto diverso da quello che si studia all’università. Yudkin fa l’esempio del “trolley problem”, il dilemma del carrello ferroviario usato da decenni per studiare il processo decisionale morale (e diventato a sua volta un meme). Il dilemma è il seguente: devieresti un treno per salvare cinque persone, sapendo che così ne uccideresti una? “Quante persone si sono mai trovate davvero in una situazione del genere? Praticamente nessuno”, osserva Yudkin. Le questioni esplorate nei post di AITA, invece, sono tangibili e ordinari: dovevo dire alla mia fidanzata che non mi piaceva il vestito da sposa? Sono stato uno stronzo a non prestare la macchina a mio fratello? Ho sbagliato a dire a mia suocera che non può venire a stare da noi per tre settimane? C’è sempre una tensione tra valori diversi — l’onestà contro la gentilezza, la lealtà familiare contro i propri confini — e non esiste mai una risposta universale.

In un’epoca in cui molte persone non si affidano più a guide religiose o dottrine condivise per orientarsi nelle scelte di tutti i giorni, insomma, comunità come AITA ne discutono riempiono un vuoto. «La nostra bussola morale è cambiata drasticamente negli ultimi decenni», ha detto Yudkin in un’intervista con il podcast The Current. “Un tempo le persone potevano rivolgersi a leader religiosi o a testi sacri per avere indicazioni su come affrontare le tensioni morali della vita quotidiana. Oggi, nel bene o nel male, molti hanno perso quel tipo di guida, e cercano altri modi per orientarsi. [AITA] potrebbe essere uno di quelli: un modo per formare una comunità attorno a domande morali che altrimenti resterebbero senza risposta”.

C’è anche un altro aspetto che emerge con forza dai post di AITA, soprattutto quando riguardano relazioni eterosessuali: il sessismo quotidiano, raccontato in prima persona da chi lo pratica senza rendersene conto. C’è il marito furioso perché la moglie si è truccata per una call di lavoro; quello che pretende “silenzio assoluto” dalla moglie casalinga e dai due figli piccoli mentre lui lavora da casa, perché “è il suo lavoro stare zitta e far tacere i bambini”; quello che si è alzato e se n’è andato dallo studio medico quando alla moglie è stato diagnosticato un tumore alle ovaie, perché “la supplicavo di avere figli da quando avevamo 26 anni, ma lei ha sempre rifiutato per la carriera”. Spesso, peraltro, sono autori convinti di essere nel giusto, che dimostrano sincera incredulità quando la community decide che sono degli stronzi.

Josh e Sarah notano dinamiche simili tra il loro pubblico. Quando un uomo viene giudicato “the asshole” c’è sempre una minoranza rumorosa — “per lo più uomini, ma a volte anche donne” — che li accusa di essere prevenuti. “Ci dicono: ‘voi sentite ‘uomo’ e dite subito che è lo stronzo’”. Quando invece è una donna a essere nel torto, le stesse persone usano il caso come conferma di una tesi più ampia: “Ecco, vedete? È per questo che tutte le donne sono così”. Ma per i due podcaster la questione è semplice: “Alla fine si torna sempre alla stessa domanda: perché vuoi fare del male a qualcuno che ami? Perché sei così sulla difensiva da preferire rovinare una relazione piuttosto che ammettere di aver sbagliato?”.

Non tutti i feedback che ricevono sono polemici. Alcuni ascoltatori scrivono per ringraziarli: “Sono cresciuto in un ambiente molto conservatore, il modo in cui spiegate le vostre opinioni mi ha fatto cambiare idea su molte cose”. Altri messaggi sono ancora più personali: “Mi avete fatto capire che ero in una relazione tossica”, oppure “grazie a voi ho capito che sono trans”. “Non è quello che ci proponiamo di fare”, dice Sarah. “Non stiamo cercando di far divorziare nessuno o di stravolgere la vita delle persone. Ma quando succede, è una cosa che ci rende felici”.

Viola Stefanello

Viola Stefanello è giornalista. Ha collaborato con «Repubblica», «Internazionale» e altre testate. Fa parte della redazione de «Il Post».

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