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Lorenzo Gramatica

Rapito

Nel suo ultimo film, presentato al Festival di Cannes, Marco Bellocchio ricostruisce la vicenda di Edgardo Mortara, bambino ebreo rapito dalla Chiesa.

09 Giugno 2023

A Marco Bellocchio Dio non piace. Di più: odia i riti, i paramenti, le strutture di potere. 

Non lo si scopre ora che ha superato gli ottant’anni, età in cui è raro che si cambi idea, ma nel suo ultimo film, Rapito, di questa ovvietà si ha, più che una conferma, un rilancio.

Se Dio non esiste, non esiste nemmeno il dubbio; e quindi, chi a Dio fa da portavoce è nel migliore dei casi un folle, nel peggiore in malafede. 

Rapito ricostruisce la storia di Edgardo Mortara, bimbo ebreo strappato alla famiglia dalla polizia pontificia perché battezzato all’insaputa dei genitori e quindi, a sua insaputa, cristiano. Il rapimento è incoraggiato da papa Pio IX, sempre sull’orlo della pazzia nell’interpretazione di Paolo Pierobon. 

È il 1858 e, in pieno Risorgimento, la Chiesa è sulle difensive, quindi non può cedere su Mortara, nonostante gli sforzi della famiglia e delle comunità ebraiche di tutto il mondo affinché il bambino torni a casa. 

Edgardo cresce con altri “orfani” in Vaticano; lì, educato da buon cristiano, lo attende il seminario. 

Quando Bellocchio inquadra un crocifisso, ci si stupisce che riesca a tenere la camera ferma senza lasciarsi scuotere dalla rabbia; sottolinea così il ridicolo e il macabro di questo corpo martoriato e reso feticcio che a Edgardo si raccomanda di baciare – quindi di portare alla bocca l’effige di un cadavere! – quando è triste e di tenere sempre al collo come portafortuna (sul tema, è sempre valido il monologo di Bill Hicks).

L’insistenza con cui Bellocchio indugia su chiodi, piaghe, sottomissioni e manipolazioni psicologiche rende il film quasi un horror. Del thriller ha invece il ritmo e la finalità, ovvero la ricerca di un colpevole, e in questo il regista somiglia al personaggio interpretato da Gifuni, Padre Feletti, l’inquisitore che dà l’ordine del rapimento di Mortara. 

Dalla condanna di Bellocchio si salvano gli ebrei Mortara, pure molto devoti, e in questa assoluzione si intuisce forse un residuo marxista che lo spinge a prendere le difese dei più deboli. 

Una minima speranza permane: in una scena, Edgardo bambino libera Gesù dalla croce e quello, deposta la corona di spine, se ne va, come Aldo Moro nell’ultima scena di Buongiorno Notte. 

Lorenzo Gramatica

Lorenzo Gramatica è Editor-in-Chief e autore di Lucy.

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