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Giordana Aragno e Benedetta Di Placido

Roma sta abbandonando chi vive nelle case popolari

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Soldi

Nella capitale l’azienda che gestisce l’edilizia popolare ha abbandonato i suoi inquilini, costringendo sindacati e associazioni a occuparsi di un problema che sembra ogni giorno più irrisolvibile e che accomuna quartieri anche diversi tra loro.

Entrando a Corviale, la sensazione è di lasciarsi Roma alle spalle e confrontarsi con un impianto architettonico estraneo, di cui è impossibile aver imparato il linguaggio altrove. Quella del Serpentone non è l’unica opera di edilizia popolare a risultare brusca nell’immagine morbida che complessivamente la città restituisce, ma è un luogo che annulla le esperienze precedenti costringendo ad imparare un nuovo lessico. Lo stesso avviene nel quartiere di Vigne Nuove, che accoglie un immobile simile detto “piccolo Corviale”, ma diverso per l’ambiente che lo circonda.

In ogni sua forma, Corviale suggerisce che l’unica possibilità sia perdersi: non agevola l’accoglienza o la comprensione degli spazi e i presupposti alla sua esistenza sono quelli che, di fatto, annulla. Al contrario, il comprensorio del “piccolo Corviale” appare meno straniante, inserito all’interno di un quartiere vario che non lo respinge. Resta però dominante la presenza della criminalità organizzata che spesso gestisce l’accesso agli appartamenti con modalità d’occupazione, oltre che controllare una grande piazza di spaccio nella zona del complesso.

I due progetti abitativi furono commissionati all’inizio negli anni Settanta, rispettivamente dall’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP), oggi sostituito da ATER, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale del Comune di Roma; e da Gescal, il fondo destinato alla costruzione e all’assegnazione di case ai lavoratori. Corviale è stato affidato ad un gruppo di oltre 20 architetti, guidati da Mario Fiorentino, mentre il suo corrispettivo di Vigne Nuove era guidato dall’architetto Lucio Passarelli.

L’obiettivo dei due progetti era proporre un modello abitativo alternativo, diverso dal resto del parco immobiliare popolare di Roma, che spesso finiva per isolare le persone e le famiglie più povere in quartieri privi di servizi. Per farlo, Corviale doveva provvedere ad entrambe le cose: offrire un numero massiccio di abitazioni e lo spazio per i servizi essenziali. A Vigne Nuove, invece, gli inquilini del piccolo Corviale non erano destinati a un’esperienza autonoma che li avrebbe isolati dalla città, ma al contrario era prevista un’inclusione nel quartiere. 

La somma di queste esigenze e di questi ambiziosi propositi è risultata, a Corviale, nella costruzione di un edificio lungo un chilometro, alto 37 metri per 9 piani. Oltre al corpo centrale, ci sono due edifici minori integrati, collegati a quello principale attraverso dei ponti elevati: qui dovevano essere ospitati i servizi collettivi, tra cui le scuole, i negozi e le attività culturali. I lavori iniziarono nel 1975 e terminarono nel 1984, passando per il fallimento dell’impresa a cui vennero affidati e la morte dell’architetto Fiorentino, che non vide mai la sua opera completa. 

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La costruzione parallela del piccolo Corviale a Vigne Nuove, conservava la stessa impostazione architettonica ed estetica, oltre che la stessa esigenza di rispondere ad una crescente emergenza abitativa che stava colpendo anche la periferia Nord-Est di Roma. Tuttavia, il quartiere intorno all’edificio ha arricchito la sua esperienza abitativa, senza isolarla o trincerarla. Il complesso è immerso in una rete sociale e urbanistica di servizi ed attività che non lo rendono un entità distaccata dall’intorno. Sebbene le condizioni degli inquilini siano difficili come quelle di Corviale, in questo caso la posizione del Serpentino lo ha salvato almeno da un destino alienante: i suoi abitanti sono parte della comunità di quartiere al pari degli altri residenti. 

Dagli anni Ottanta in poi, Corviale era ormai in balia della sua forma e della violenta crisi abitativa che stava colpendo Roma, da quel momento la mala gestione dei primi ingressi è degenerata fino a diventare una prassi. Mario Fiorentino definiva così il suo progetto: “Il nuovo Corviale è una grande unità residenziale, un unico complesso edilizio che contiene ed esprime la complessità e la ricchezza di relazioni propria della città”.  A rileggere oggi gli intenti dietro la costruzione del Serpentone appare impressionante rendersi conto che si è realizzata esattamente la condizione opposta. Corviale oggi è un ghetto: ha chiuso i suoi inquilini in una morsa di cemento che li isola dal resto della città e annulla la possibilità di essere compresi in un dramma, che – ricalcando l’innovazione ricercata nel suo progetto – riguarda solo loro in maniera così feroce. 

L’esperienza abitativa di Vigne Nuove, seppur analoga, smentisce l’esito che Corviale ha raggiunto: l’edilizia popolare non deve essere inevitabilmente un’esperienza escludente dal resto della vita cittadina. Nel paesaggio di Corviale restano così le tracce dell’antico progetto – incompiuto – di creare una comunità autosufficiente: un supermercato abbandonato, dei garage in stato di degrado e ampie zone tra i corridoi pensate come spazi di aggregazione, oggi inutilizzate. Corviale ospita 1.200 famiglie, per un totale di circa 3.400 persone, alcune occupanti e altre regolarmente affittuarie che, rivolgendosi ad ATER, hanno avuto accesso ad un appartamento con spese calmierate. 

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Oggi la macchina dell’edilizia popolare romana è in panne. Quest’estate ATER ha inviato 28,000 lettere di diffida per morosità, che colpiscono sostanzialmente tutti i complessi abitativi popolari sotto la responsabilità dell’azienda. Le due esperienze abitative di Corviale e Vigne Nuove – pur interfacciandosi differentemente con il territorio – affrontano la stessa emergenza. Tra luglio e agosto 2025, il 70% degli inquilini di Corviale ha ricevuto una lettera di diffida da parte di ATER che chiedeva il risarcimento di spese arretrate a partire dal 1994, raccogliendo uno storico di debiti insostenibili per gli inquilini. A Vigne Nuove i 1.500 nuclei familiari che si sono rivolti in emergenza al Sindacato di Unione Inquilini presente a Vigne Nuove, rappresentano solo una parte delle 2.800 diffide per morosità che hanno raggiunto la zona e i suoi dintorni. 

L’arrivo di questi avvisi ha generato non poca confusione tra gli inquilini, che sono prevalentemente anziani e spesso soli. Molti di loro hanno ottenuto un appartamento quando erano in compagnia della propria famiglia, che si è poi divisa quando ai figli si è presentata un’alternativa abitativa. La completa assenza di servizi d’assistenza istituzionale per queste persone è stata però sopperita dall’intervento di realtà dal basso. È il caso di Auser Lazio nel quartiere di Corviale: un’associazione di volontariato impegnata a promuovere l’invecchiamento attivo degli anziani, con una sede dentro il Serpentone. A Vigne Nuove, invece, l’interlocutore principale degli inquilini è il sindacato Unione Inquilini, che raccoglie richieste di sostegno nella propria sede di Largo Fratelli Lumiere.

Lorenzo Rossi Doria, presidente di Auser, ci ha raccontato che delle 700 lettere arrivate da parte di ATER, molte sono state portate al loro sportello per tentare una comprensione comune del problema, che sfugge agli inquilini e, spesso, anche a chi dovrebbe amministrare la questione. Lo stesso accade a Vigne Nuove: qui il sindacato ha anche riscontrato problemi di ordine pubblico nella gestione delle persone in cerca di risposte. 

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Unione Inquilini e Auser Lazio affrontano in maniera solitaria un problema che supera di gran lunga quella che dovrebbe essere la loro area di competenza. L’assenza di ATER, la mancata comunicazione con gli inquilini, la mancanza di sostegno istituzionale e l’abbandono delle faccende che riguardano gli abitanti, hanno costretto il sindacato e l’associazione ad uscire dal seminato delle loro responsabilità, sostituendosi nelle mansioni e nel supporto a ciò che dovrebbe fare l’Azienda. Auser, da associazione che promuove l’invecchiamento attivo, si è ritrovata a dover utilizzare il proprio presidio all’interno di Corviale per assistere gli abitanti nelle pratiche amministrative e di manutenzione che riguardano le proprie abitazioni. L’emarginazione degli inquilini è talmente invalidante che una qualsiasi presenza associativa – al di là della sua materia e dello scopo – è percepita come uno spiraglio utile per risolvere i propri problemi. 

Tra i vari problemi che queste realtà sottolineano, c’è la scarsa reperibilità di ATER nella gestione dei piani di rientro. A Corviale, alcuni accordi precedentemente raggiunti tra alcuni inquilini morosi e ATER per il pagamento degli arretrati sono stati ignorati dall’ente, facendo così ripartire il conteggio dei debiti da zero. Questo ha creato frustrazione e preoccupazione per molti abitanti, i quali avevano già affrontato sacrifici economici significativi per rispettare gli impegni presi. 

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L’analfabetismo digitale che riguarda molti degli anziani residenti in questi complessi, rende poi difficile anche solo capire da dove iniziare. Le comunicazioni cartacee spesso non raggiungono i destinatari in tempi certi: se un inquilino cerca di orientarsi tra le centinaia di pagine che compongono la diffida, può provare a contattare ATER telefonicamente, che nella maggior parte dei casi non risponde. Anche per i sindacati è complicato districarsi in questa rete amministrativa: Unione Inquilini ci racconta che la maggior parte delle situazioni prese in carico che sono riusciti a risolvere, si sono basate sulle loro relazioni personali con i dipendenti ATER, che faticano evidentemente a processare la grande quantità di richieste provenienti da tutta la città. 

Non è la prima occasione in cui ATER si dimostra incapace di gestire i suoi immobili. Sono numerose le richieste di manutenzione fatte negli anni dal Sindacato e dagli inquilini di Vigne Nuove, puntualmente ignorate o attenzionate solo dopo molto tempo: è frequente che gli appartamenti subiscano infiltrazioni d’acqua, creando un ambiente malsano che spesso causa problemi di salute.

Per una simile negligenza dell’azienda, sono molti gli inquilini che vengono percepiti dall’ente come “occupanti” a causa di una mancato censimento di cui si dovrebbe fare carico ATER. 

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Di per sé, a Corviale è complicato anche ricevere la posta, che viene imbucata in delle cassette sparse nei lunghi corridoi dell’immobile.

Auser, a Corviale, ci ha spiegato il cortocircuito alla base di quasi tutti i problemi: le amministrazioni rispondono alle necessità del quartiere con strumenti neutrali e distanti, che riescono bene nella consegna di risposte accessorie ma non soddisfano le domande essenziali. Accompagnandoci per il Serpentone ci hanno indicato la “piazzetta delle arti e dell’artigianato”, la biblioteca e il campo di “calcio sociale”, risorse aggiuntive che risultano inutilizzate dai residenti di Corviale, ma sfruttate da chi quello spazio lo vive saltuariamente. Ad esemplificare questo problema di corrispondenze c’è l’ambulatorio ASL di Corviale, essenziale per una popolazione così numerosa e anziana, ma ben nascosto nelle zone più inaccessibili del Serpentone: un bene che  restituisce la sensazione di essere posizionato ad arte per non farsi trovare e, così, rimanere inattivo.

È in questo spazio di scarsità – di risorse e di possibilità – che prende forma un meccanismo ormai diffuso su scala nazionale: il conflitto sociale tra persone diverse con stessi disagi. Quando le case popolari vengono assegnate a famiglie di origine non italiana emerge spesso la percezione che quelle assegnazioni avvengano a scapito di altri – magari italiani con nuclei familiari più piccoli o singole persone – che finiscono per sentirsi escluse. Tensioni che nascono dall’assenza di risposte strutturali al bisogno abitativo e che trasformano la mancanza di un intervento pubblico in un’ulteriore frattura tra chi condivide le stesse difficoltà.

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I fondi del PNRR destinati a Corviale ammontano a quasi 58 milioni di euro, con progetti che hanno l’obiettivo di efficientare la qualità degli edifici e rigenerare gli spazi aperti tipici del quartiere. La descrizione formale rimane vaga, ma il riferimento all’inclusione sociale è ripetuto più volte nella spiegazione dei progetti, che includono la realizzazione di una nuova sede della Polizia di Stato, uffici postali, una farmacia e il completamento di un campo sportivo. A Vigne Nuove, l’emergenza dell’isolamento dai servizi di base non è ugualmente grave, resta però urgente la problematica più diffusa nei complessi di edilizia popolare: la manutenzione degli edifici, di cui è responsabile Ater, viene procrastinata e ignorata, rendendo dei problemi di facile risoluzione delle emergenze che diventano invalidanti per la vita degli inquilini. Il lavoro infrastrutturale da fare, quindi, sarebbe molto: nonostante questo, nessun fondo PNRR sembra essere stato destinato a questa zona. 

Il progetto originario del gruppo Fiorentini per Corviale, che immaginava una forma di vita comunitaria autonoma, densa di attività e fondata sull’inclusione sociale, si è rivelato nel tempo fallimentare. L’idea di produrre inclusione attraverso la creazione di uno spazio specificamente destinato all’edilizia popolare, mostra una fragilità nel suo impianto teorico. Corviale si configura come un complesso mastodontico e isolato dal resto della città, circondato dalla campagna e separato dai flussi ordinari della vita urbana, che scorrono lontani. Oggi, la risposta istituzionale che prova a compensare questo fallimento riesce a proporre solo interventi su scala minore, che hanno il pregio di essere facilmente realizzabili e di produrre un cambiamento visibile e raccontabile, ma che infine non hanno alcun impatto strutturale nella vita degli inquilini. 

A Vigne Nuove, la varietà delle esperienze abitative e l’integrazione degli edifici gestiti da ATER con quelli privati, rende il problema paradossalmente più insidioso. Camminando per il quartiere è impercettibile l’abbandono istituzionale e l’incuria degli edifici che si mescolano insieme agli altri complessi residenziali. È quindi più difficile immaginare la difficoltà cronica che gli abitanti vivono nello stabilire un contatto con Ater e nella gestione delle lettere di diffida, risultando doppiamente isolati nella loro condizione e nella loro invisibilità. 

Giordana Aragno

Giordana Aragno è collaboratrice parlamentare alla Camera di deputati. Collabora con la testata «Generazione Magazine» e si occupa specialmente di diritti e migrazioni.

Benedetta Di Placido

Benedetta Di Placido è giornalista e vicedirettrice di  «Generazione Magazine». Si occupa soprattutto di esteri, migrazioni, diritti e città.

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