Torture psicologiche e gatorade in vena: l'incredibile e inquietante storia della setta di Final Fantasy - Lucy

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Eleonora C. Caruso

Torture psicologiche e gatorade in vena: l’incredibile e inquietante storia della setta di Final Fantasy

Nei primi anni Duemila, quando internet permetteva l'anonimato e le fandom erano più forti che mai, la misteriosa Jen invita a casa sua alcuni giovani soli e ossessionati da Final Fantasy come lei. Solo, che poi, non li fa più andare via.

Quando avevo quindici anni sarei potuta entrare in una setta. L’ho scoperto due estati fa grazie al meme dell’iceberg. Si prende un argomento e sulla parte emersa della foto di un iceberg si scrivono le informazioni più superficiali, mentre sulla parte sommersa ci sono quelle che solo i veri fissati conoscono.

Il mio iceberg era su Final Fantasy VII, un videogioco giapponese uscito per Playstation nel 1997, considerato una pietra miliare della golden age del gaming.  

Final Fantasy VII per me è un’ossessione. L’ho incontrato a dodici anni e, come tutti i grandi amori, ha cambiato la mia vita. Mi ha fatto cominciare a scrivere, prima di tutto. Ero troppo legata ai personaggi per lasciarli andare con il filmato finale del gioco, così sfornavo un’infinità di storie su di loro – non le tipiche storie innocue che potreste associare a una dodicenne, ma più un compendio di turbe tra autolesionismo, sesso e suicidio. Poi, mi ha portata su internet, in anni in cui quasi nessuno sapeva cosa fosse, e lì ho trovato “la mia gente”, quelli che il mondo, negli anni Novanta, considerava strani. L’intersezione tra queste cose – il gioco, scrivere, internet – è ciò che mi ha salvata dalla depressione infantile che mi portavo inconsapevolmente appresso, e dalla solitudine. Se chiedete ai nerd della mia generazione, anche loro vi diranno “Final Fantasy VII mi ha salvato”. 

L’iceberg. Da persona che negli ultimi venticinque anni ha dedicato a Final Fantasy VII una quantità francamente imbarazzante di tempo, nessuna delle decine di voci scritte sulla parte sommersa mi giungeva nuova. Tranne una, che stava nel punto più buio: FFVII House. 

FFVII House, ho scoperto, è il nome con cui ci si riferisce a una setta nata nei primi anni Duemila. Una faccenda piuttosto nota nel fandom – comunità di persone che vivono attivamente la passione per un prodotto della cultura pop –, tanto che mi sono vergognata di non saperne niente. Indagando mi sono subito imbattuta in un’informazione che ha trasformato la curiosità in un rabbit hole da cui non sono ancora uscita: la setta faceva proselitismo su un sito americano che io frequentavo assiduamente. Una volta avevo anche scritto al webmaster, cioè l’amministratore del sito nonché marito – anche se in realtà il loro era stato un matrimonio simbolico, senza valore legale – della donna che lo animava con più vigore, ma poi ho avuto problemi con il mio indirizzo email e ne ho dovuto creare un altro. Non saprò mai se avesse risposto. 

Per raccontare questa storia devo scendere sul fondale oceanico dove stanno i detriti di quegli anni, di quel tipo di internet, e risalire lentamente attraverso tutte le forme che internet ha assunto, visitando relitti accessibili solo con la Wayback Machine, sforzandomi di descrivere in poche parole i lati più complessi della mia esperienza nei fandom, che ha definito la mia giovinezza.

“L’intersezione tra queste cose – il gioco, scrivere, internet – è ciò che mi ha salvata dalla depressione infantile che mi portavo inconsapevolmente appresso, e dalla solitudine”.

Devo anche tornare a una società virtuale in cui non c’erano nomi e cognomi, perché nessuno li usava. C’erano i nickname, che per noi avevano il medesimo valore, anzi forse di più, perché ce li eravamo scelti da soli. Anche questa storia non ha nomi, tranne uno: Jennifer Cornet.    

Cominciamo dagli shrine. Chiamavamo così i siti devoti al culto di uno specifico personaggio, che poteva appartenere a qualunque fandom, ma solitamente nippofili – videogiochi, manga, anime. Se vi state chiedendo come sia possibile riempire un sito parlando di un solo personaggio, vuol dire che la vostra mente non è strutturata per appartenere a un fandom. 

Nell’epoca pre-social network, il metodo più efficace per far conoscere il proprio sito era lo scambio di link, e venire linkati da uno shrine celebre era un onore: il webmaster diventava un punto di riferimento per il fandom, assurgeva al ruolo mistico di sacerdote. Questo è rimasto vero in ogni era di internet, su qualsiasi piattaforma. I fandom sono universi vastissimi, al cui interno si formano cerchi concentrici, regolati sempre dalle stesse dinamiche e che, nei cerchi più piccoli, si sviluppano attorno a figure accentranti. Possono essere amministratori di profili a tema, traduttori, autori di fanfiction e saggi, utenti particolarmente attivi – quello che vi viene in mente, non importa. Il punto è che queste persone diventano un’emanazione del fandom stesso e, in definitiva, i custodi del canon, cioè tutto quello che il fandom considera, al di là di ogni dubbio, la verità sull’opera originale. Sapere questo è necessario per capire come si è sviluppata la FFVII House. 

Tra gli shrine che frequentavo c’era Hojo.org, dedicato a uno degli antagonistidi Final Fantasy VII. Hojo è lo scienziato pazzo; compie diverse azioni decisive per la trama e tutte orribili: fa esperimenti sul feto di suo figlio iniettandogli cellule aliene, spara a uno dei protagonisti e al padre di una delle protagoniste, della quale tortura la madre a suon di esperimenti che ne causano la mortee, non contento, anni dopo prova pure a farla accoppiare con un animale.  Hojo non è un personaggio tragico, sexy e amato dai fan – a differenza dell’antagonista principale, Sephiroth –, ma un pezzo di fango senza redenzione, e pure brutto. Un personaggio secondario al punto che all’epoca esisteva un’unica immagine ufficiale che lo ritraeva (nel gioco era un ammasso di poligoni senza faccia). Tuttavia, il sito era ricchissimo di materiale scritto, tra analisi, saggi e teorie su fatti appena accennati nel gioco, così era diventato famoso nel fandom e il suo webmaster, Jack, un micro divo. (Se andate a ravanare tra i post originali, il nome che troverete al posto di Jack è un altro, perché Jack è una persona trans F to M che ha eseguito la transizione anni dopo i fatti).

Torture psicologiche e gatorade in vena: l’incredibile e inquietante storia della setta di Final Fantasy -

Nel 2005, Icarus scrisse un post su Livejournal per raccontare la sua esperienza nella FFVII House, che è il nome con cui verrà in seguito chiamata la setta, perché tutte le persone adescate su internet verranno poi invitate e trattenute, tramite manipolazione psicologica, in una casa.  Nei tre mesi in cui vi era rimasto, Icarus aveva pubblicato alcuni post criptici, a tratti deliranti, come: “Giuro su dio mi sto spezzando. Continuo a vedere e rivedere cose che non sono qui o non dovrebbero essere qui. E adesso sento torri dell’orologio. non capisco cosa sta succedendo al piano di sopra ma non mi piace. non dico nulla, tranne che questa situazione mi sta facendo a pezzi. Da fuori sembrerebbe inventata e chiaramente non credibile. lo è anche da qui.”

Nel 2001, Icarus ha diciannove anni e frequenta l’università. È originario di Brooklyn, ma ci torna il meno possibile perché la sua famiglia è abusive. Gestisce un doppio shrine su Cloud, uno sul protagonista di Final Fantasy VII, e uno su Zack, un personaggio secondario, ma importante per la backstory del gioco. Il suo è l’unico sito a esplorare a fondo la relazione tra i due e per questo diventa famoso, così Icarus riceve diverse mail dai fan. Il 13 novembre 2001 gliene arriva una dal webmaster di Hojo.org, Jack, che si fa chiamare anche “Hojo”. I due si parlano in modo discontinuo per un po’ e Jack lo chiama sempre “Zack”, ma Icarus non ci fa caso. Pensa che “Hojo” stia “ruolando”, cioè facendo roleplay, un gioco online popolare anche oggi, in cui si chatta fingendo di essere dei personaggi di finzione. 

Un giorno Icarus pubblica un suo disegno di Jenova (una forma aliena, altro villain del gioco) e lo accompagna con una breve fanfiction. “Hojo” si complimenta, poi gli dice: “È molto realistico. È forse un ricordo? Uno dei tuoi ricordi?”. 

“Hojo” vuole che Icarus parli con sua moglie, Jen, che vuole essere chiamata “Jenova”. Jen chiede a Icarus se crede nelle vite precedenti. Gli spiega che ci sono molti universi e in alcuni di essi i videogiochi sono reali. Qui, sgancia la bomba: Icarus è in realtà la reincarnazione sulla terra di Zack. Lei lo è di Jenova e suo marito, Jack, di Hojo. Procede quindi a tracciare fantasiosi paralleli tra Icarus e Zack (dalle cinque o sei frasi che pronuncia, è evidente che avete lo stesso modo di parlare) e alla fine Icarus si dice: perché no? Potrebbe essere. 

La settimana prima del Natale 2001, “Jenova” e “Hojo” invitano “Zack” a passare il weekend da loro a State College, una cittadina universitaria in Pennsylvania. Jack non vede motivi per non accettare.  Alla fermata dell’autobus lo aspetta “Hojo”, con indosso un camice – come dicevo, Hojo nel gioco è uno scienziato. A casa c’è Jen, che porta una gonna viola tirata su fin sotto le ascelle per farla sembrare un vestito. Questo è un dettaglio che tornerà in tutte le storie dei fuoriusciti, perché Jen non si cambia mai. Quel weekend, Icarus capisce che Jen non sta ruolando, ma che è una soulbonder.  

Quella dei soulbonder è una sottocultura nata su internet negli anni Novanta, formata da persone che credono di essere connessi – spiritualmente o mentalmente – a personaggi di fiction. Per il soulbonder, l’anima del personaggio con cui ha “bondato” diventa una personalità autosufficiente all’interno di un “sistema”. Vicina alla cultura soulbonder c’è quella otherkin, i cui membri si identificano come parzialmente o interamente non umani. Il termine è stato coniato da un gruppo di persone che si sentivano elfi.

Il giorno in cui deve partire, Icarus è nervoso perché ha pochi soldi e il suo topo domestico è nel trasportino da troppo tempo. Lo ha portato con sé perché andrà direttamente dalla famiglia, a Brooklyn, per le vacanze invernali. Per stare tranquillo, Icarus vuole controllare gli orari dell’autobus, ma Jen dice di conoscerli bene e che si assicurerà personalmente di portarlo alla fermata in tempo. Tardano di un’ora e Icarus è costretto a fermarsi un altro giorno. Per questo motivo litiga con la madre al telefono, e Jen dice di capirlo bene perché anche sua madre è violenta. Icarus, sentendosi compreso, manda  affanculo la famiglia, e si ferma altri due giorni. Quando infine parte, pensa che tutto sommato la visita sia andata bene.

“I fandom sono universi vastissimi, al cui interno si formano cerchi concentrici, regolati sempre dalle stesse dinamiche e che, nei cerchi più piccoli, si sviluppano attorno a figure accentranti”.

Icarus torna più volte a trovare Jack e Jen, e ogni volta qualcuno di nuovo gravita attorno alla coppia. Rilevante è la figura di Aeris, presunta reincarnazione del personaggio omonimo, che nel videogioco è stata la ragazza di Zack (nonché quella a cui Hojo ha ammazzato il padre e torturato la madre). In virtù di questo, Jen insiste affinché i Icarus e Aeris facciano sesso. Davanti al loro rifiuto, Jen assume la personalità di un fidanzato immaginario (non presente nel gioco) di “Aeris” e inizia a impartire  ordini. Icarus sostiene di averle sentite fare sesso sul divano dietro al futon dove lui dormiva (non ne è sicuro perché non si è mai girato a guardarle), ma molti anni dopo Aeris dirà che Jen la aggrediva sessualmente, e che i suoni  che Icarus ha sentito provenivano da una colluttazione.  . 

Jen pratica la “regressione” sulle persone che ritiene essere reincarnazioni, affinché ricordino il loro passato. Ogni volta inventa un rituale ad hoc ispirato al personaggio. Aeris viene costretta a immergersi in una vasca da bagno piena di cubetti di ghiaccio e Gatorade verde, che dovrebbe imitare il “Lifestream”, un flusso di energia che, nella mitologia del gioco, è l’essenza vitale del pianeta. Icarus viene chiuso e lasciato a lungo solo in una stanza insonorizzata nel piano interrato dell’università, perché nel gioco Zack viene rinchiuso nei sotterranei di una villa. 

Con le vacanze estive, Jen e Jack propongono a Icarus di andare a vivere con loro. L’ alternativa è quella di tornare a casa dalla famiglia, così accetta. Da qui in poi le cose precipitano. “Zack” è “l’uomo di casa”, perché “Jenova” è una nobile forma aliena e “Hojo” un fragile scienziato. Quindi, è il solo a lavorare. Trova un impiego part time in un supermercato, da cui si fa pagare per metà in denaro e per metà in cibo; ma poi gli viene ridotto l’orario di lavoro e né i soldi né il cibo bastano più, e si ritrova a rubare coupon o alimenti scaduti. Di notte non si può dormire, perché Jen costringe gli altri a pattugliare le strade in cerca di mostri, che vengono affrontati emulando i combattimenti del gioco. Nonostante, ovviamente, non esistano.

Jen ha poi un’ossessione per gli oggetti magici, che chiama “shinies”. Questi non hanno caratteristiche particolari, sono oggetti qualunque di cui Jen si infatua. Per comprarli usa i soldi di Icarus o degli ospiti, oppure assume una delle personalità del suo sistema per cercare di convincere i negozianti a darglieli gratis, invano. Icarus racconta con particolare raccapriccio di quando Jen indossò un camice e chiamò le farmacie per farsi mandare una fornitura di siringhe: costringeva tutti a bere continuamente Gatorade verde, lo mischiava anche al cibo, e probabilmente voleva iniziare a iniettarlo. 

Jen e Jack hanno una relazione tossica: litigano a voce altissima, si picchiano, fanno sesso violento. Jen non si cambia e non si lava, si limita a coprirsi di profumi, oli e glitter. Oltretutto Icarus non ha le chiavi di casa e spesso, quando torna dal lavoro, deve aspettare anche per ore prima che qualcuno gli apra. 

Jen è online 24/7, quindi Icarus non può connettersi e non ha né un cellulare né i soldi per chiamare da una cabina telefonica. Le poche volte che riesce ad accedere a internet per aggiornare il suo shrine, Jen o Jack lo controllano a vista e non può parlare con nessuno di cosa gli sta accadendo. È affamato, stremato, spaventato e isolato.

Aeris invece si rende conto di cosa sta succedendo, e cerca di farlo capire anche a lui. Jen allora inscena un tentato suicidio tagliandosi i polsi e dà la colpa ad Aeris, accusandola di mentire e di seminare  zizzania per  boicottare la loro missione: salvare il mondo. Icarus prende le parti di Jen, e Aeris abbandona la casa. 

Tra le persone che passano del tempo col gruppo, pur senza farne parte stabilmente, c’è un ragazzo di nome Cid (nome di un altro protagonista del gioco). Per lui si tratta soltanto di stare un po’ tra stramboidi fissati di anime e videogiochi fuori da internet, ma non dà corda alla faccenda del soulbonding e ha intuito dal primo momento che Jen non è molto centrata, infatti è l’unico a non darle mai soldi. Cid ha fatto amicizia con Icarus e si offre più volte di aiutarlo a uscire dalla situazione in cui si trova, ma inutilmente.

Le pulizie di casa le fanno, quando capita, i visitatori occasionali, ma nessuno butta la spazzatura. Presto, la situazione è fuori controllo. Jen decide di cambiare casa, e a Icarus tocca occuparsi del trasloco da solo perché Jack sparisce e lei usa una delle sue solite scuse (la più comune: è incinta di un bambino astrale). 

Un giorno, durante un temporale molto forte, tutta la città rimane senza corrente elettrica. Icarus viene congedato dal lavoro, torna a casa zuppo e lascia fuori le scarpe ad asciugare. In quell’occasione Jen cerca di convincerlo del fatto che Dio sia sdraiato in giardino vicino a Cid. Icarus non le dà retta e la cosa evolve in un litigio in cui Jen, furiosa, cerca di fargli giurare di credere in Dio usando la sua “personalità da bambina”, ma non ottiene ciò che desidera. Il giorno dopo, le scarpe di Icarus, l’unico paio in suo possesso, sono sparite. 

È il punto di rottura. Icarus esce di casa con pochi centesimi in tasca, a piedi nudi sull’asfalto rovente, e non torna più. Per due giorni vive per strada, ma è felice, finalmente si sente libero. Con le credenziali di Jack si connette da un computer dell’università e contatta Cid, che lo aiuta a lasciare la città. È il 2002, ma racconterà la sua esperienza solo nel 2005, dopo aver scoperto che altre persone sono precipitate nella sua stessa situazione. Tra queste ci sono Mela e AJ. 

È il 2004 e Final Fantasy VII è il primo videogioco che AJ abbia amato, così si avvicina al fandom e ben presto conosce Jen, Jack e Angel, altra figura cruciale che nel frattempo si è unita alla coppia in qualità di terzo elemento di una relazione poliamorosa. AJ ha diciotto anni e gravi problemi in famiglia, i suoi si sono appena separati e il nuovo fidanzato della madre abusa di ləi (oggi AJ si identifica come genderqueer). Jen lo avvicina sempre attraverso il fandom e sapendo delle sue difficoltà lo invita a vivere con lei, a State College. AJ non ci pensa due volte: preleva i soldi della sua borsa di studio per l’università e del prestito scolastico, e parte.

Adesso a casa di Jen non si associano più in modo diretto le persone a personaggi di Final Fantasy VII, perché con la fuga di Icarus alcune voci sono cominciate a circolare nel fandom. C’è un’inquilina che non è neanche interessata ai videogiochi, si chiama Ami, ha circa quarant’anni (la più vecchia delle persone coinvolte) ed è la sola a non tornare spesso nei racconti dei fuoriusciti. Si suppone sia rimasta fedele a Jen. Ami non solo lavora, ma al rientro indossa una divisa e le fa da cameriera. 

La casa non è una delle due in cui Icarus ha vissuto, ma una terza, ed è di proprietà di Mela. Mela ha incontrato Jen durante le superiori, in un collegio nello Utah. Andavano d’accordo perché erano entrambe considerate strambe, Jen “la pazza che crede di essere un vampiro”, lei “la pazza che crede di essere un alieno”. Finite le superiori si perdono di vista, ma Mela la ritrova nel fandom e nel giro di poco va a trovarla per due settimane. Al ritorno, i suoi genitori smettono di pagarle l’università, così Jen le propone di andare a vivere con loro e lei accetta. 

Immediatamente, Mela diventa il bancomat di casa. È l’unica a pagare il mutuo, le utenze e il cibo, che Jen acquista in quantità industriale, e in poco tempo i suoi 17,000$ di risparmi finiscono. Il suo lavoro ben pagato in banca non basta più e, su consiglio di Jen, diventa una stripper. Come se non bastasse, poiché è brava a cucire fa spesso nuove gonne-vestito a Jen, in modo da spingerla a cambiarsi. 

Mela cerca di convincere Jen a spendere meno, ma lei risponde dicendole di non darle contro, perché devono restare unite per sconfiggere il male. Nelle sue chat con Icarus, Mela dice: “Volevo disperatamente sentirmi speciale. Ero sola e spaventata, e le ho creduto. Conosceva qualche trucco magico, sapeva leggere molto bene le persone, e leggeva i tarocchi in modo piuttosto accurato. Insomma, sono caduta con tutte le scarpe nelle sue menzogne.” 

In quel periodo Jen è ossessionata da Hellsing, un anime coi vampiri, di cui gestisce un forum famoso. Diverse delle sue future vittime verranno da là, sempre dopo essere state convinte di essere reincarnazioni dei personaggi. Jen sostiene anche che lei fosse destinata a diventare la Cacciatrice (come nella mitologia di Buffy l’ammazzavampiri), ma la profezia non si è realizzata perché è diventata lei stessa una vampira. È anche l’incarnazione della morte, ha quindi il potere di decidere chi morirà, e controlla il flusso del tempo. Negli ultimi tre anni nella sua cosmogonia  sono entrati innumerevoli altri personaggi. 

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Mela è sempre più stanca, fisicamente e psicologicamente. La sua fiducia nelle parole di Jen comincia a vacillare e questo la rende più affettata nei suoi confronti. Questo principio di allontanamento inizia a generare dei conflitti che sfociano anche in violenza fisica. Il più grave: Jen la schiaffeggia, Mela si difende, Angel e Jen insieme la prendono a pugni e le sbattono ripetutamente la testa contro il pavimento, poi la strozzano, facendole quasi perdere i sensi. 

Per punire le sue insubordinazioni, Jen ordina agli inquilini – AJ, Ami e altre due persone, di cui una minorenne – di non parlarle. La cosa va avanti così a lungo che Mela inizia a dubitare della realtà, riempie la casa di scritte sui muri: “Sono pazza?”, “Qualcuno mi vede?”.

Anche AJ trova lavoro in un centro commerciale fuori città, ma dipende dagli altri per i suoi spostamenti. Una sera, nessuno si presenta. È novembre, AJ è vestito leggero e aspetta per ore prima che qualcuno lo vada finalmente a prendere. Quando arriva a casa è vicino all’ipotermia e Jen sostiene che sia stato colpito da una freccia di ghiaccio di Legend of Zelda. Angel riempie la vasca d’acqua calda e ce lo immerge, facendolo riprendere. 

AJ ricorda di essere stato aggredito fisicamente da Jen una sola volta, quando lei lo ha spinto giù dalle scale. Se ne va nel dicembre 2004. Mela riuscirà finalmente a buttare fuori tutti da casa sua solo nel 2005, poco dopo che Icarus avrà pubblicato su Livejournal il suo post per mettere in guardia il fandom da Jen Cornet. Nel giro di pochissimo in molti gli scriveranno per condividere la loro storia, rivelando la fitta rete di coercizione le cui prime tracce risalgono al 1999. Improvvisamente sotto pressione, Jen fa quello che in gergo si definiva DFE (Delete Fucking Everything, la cancellazione totale della propria identità online) e sparisce, dopo aver ceduto Hojo.org a Theo, uno dei primi membri della FFVII House. 

Il caso di Theo è quello che sento più vicino, ma raccontarlo aprirebbe una parentesi troppo ampia. Vi basti sapere che è statə approcciatə (oggi si identifica come gender queer) in seguito alla popolarità di una sua fanfiction su Hojo, e che è statə vittima di Jen per molto tempo perché voleva stare accanto a Jack, di cui era innamoratə. Jen manipola Theo fino a convincerlə a smettere di scrivere, perché  sostiene che le sue storie facciano del male ai personaggi nel loro universo. Privato della sua valvola di sfogo, traumi e situazioni personali difficili hanno la meglio sulla sua salute mentale già compromessa. Verrà ricoveratə in un istituto psichiatrico, dove riceverà numerose diagnosi, tranne quella corretta: PTSD. 

Con il DFE di Jen la “FFVII House saga” sembrerebbe finita, ma non è così. 

Nel luglio 2008, su un Livejournal dove le persone condividono storie dell’orrore sui loro coinquilini, viene postato il racconto di un caso delirante: un ragazzo si è trovato a vivere con una tizia disoccupata di nome Sarah, che passa le sue giornate a giocare a Suikoden e crede di essere la reincarnazione di uno dei personaggi. Sarah a un certo punto viene raggiunta da un amico, che afferma di essere anche lui la reincarnazione di un altro personaggio. 

Com’è facile immaginare, i membri di un fandom hanno quasi sempre interessi simili, e Suikoden era popolare tra i fan di Final Fantasy VII, così in molti collegarono Sarah alla FFVII House, chiedendosi addirittura se non si trattasse di Jen. In poco tempo l’idea fu scartata, perché alcuni elementi emersi dal post (indicazioni anagrafiche, amici, fissazioni alimentari, lavoro e spostamenti) collegavano Sarah a un altro membro della FFVII House, Aeris. Ma si trattava davvero di lei? Se sì, stava forse replicando le manipolazioni di Jen? Oppure era tutto falso? Quest’ultima ipotesi si rivelò poi corretta, ma solo dopo un paio d’anni, durante i quali la reputazione online di Aeris era stata distrutta, costringendola ad allontanarsi dal fandom.

Solo di recente qualcuno è riuscito a parlarle. Nel corso dell’intervista al podcast HEX, Aeris ha raccontato che alcuni dettagli molto specifici della “Sarah” immaginaria le appartenevano davvero (uno su tutti, aveva cambiato il suo nome legale in, appunto, Sarah), e si trattava di informazioni che solo un circolo ristretto di amici nel fandom di Suikoden poteva conoscere. Sa per certo chi sia stato, ma non vuole parlarne per non riaprire il capitolo.  

Della sua esperienza nella FFVII House, dice: “Il soulbonding era giusto una cosetta divertente che sono certa la gente faccia dall’inizio dei tempi: inventare storie e recitarle. Era sano e innocuo. Non credo facesse del male a nessuno, anzi arricchiva le nostre vite, ci dava uno spazio in cui essere creativi, e per quanto mi riguarda mi ha aiutata nel mio sviluppo personale, perché cercavo sempre di capire per quale motivo fossi attratta da certi personaggi e storie. Credo che tutti beneficiassimo di quel gioco.(…) Avevamo questa sorta di accordo non scritto di non rompere l’illusione; secondo me, credevamo tutti che fingendo intensamente, avremmo creato l’esperienza più vicina possibile a vivere una vera avventura fantasy. Non volevamo davvero lanciare palle di fuoco, solo sentirci come se potessimo farlo. (…) Era divertente e intenso. Non mi pento di niente, se non del modo in cui Jen l’ha reso qualcosa di tossico.”

I post riaccendono i riflettori sulla FFVII House e nuovi fuoriusciti, a freddo, decidono di raccontare la loro esperienza. Tutti però si fanno la stessa domanda: dov’è Jen, adesso? I presunti avvistamenti sono tanti, in fandom sempre diversi, ma niente di certo. Fino al 2014.

“Credevamo tutti che fingendo intensamente, avremmo creato l’esperienza più vicina possibile a vivere una vera avventura fantasy. Non volevamo davvero lanciare palle di fuoco, solo sentirci come se potessimo farlo”.

È venuta l’era di Tumblr e c’è una pagina in particolare che è diventa un punto di riferimento nel fandom di Hannibal, la serie tv della NBC. Si chiama Tattle Crime e gestirlo è una ragazza che si fa chiamare Freddie Lounds, come un personaggio della serie.  

I tempi sono cambiati, internet fa parte della vita di chiunque e i social network hanno accorciato la distanza tra fan e creatori delle opere. Freddie diventa così famosa in qualità di esperta che persino lo showrunner Bryan Fuller la nota, le scrive su Twitter e, addirittura, la cita nella serie.

Freddie non si mostra mai, se non in foto in cui si vedono soltanto dei capelli rossi e ricci (come quelli del personaggio), visibilmente finti. Quello che nel 2001 era normalissimo, nel 2014 appare inquietante. 

A un certo punto, Tattle Crime attira l’attenzione anche fuori dal fandom perché alcuni artisti e collaboratori del sito denunciano, prima sui blog personali e poi su uno condiviso, gravi condotte scorrette da parte di Freddie: sfruttamento, abuso, truffe, ricatto. 

Un amico di una di queste persone plagiate da Tattle Crime apre un thread su Reddit, cercando consigli per strapparla da quella che crede sia a tutti gli effetti manipolazione mentale. Si è informato sulla FFVII House e non ha dubbi: Freddie è Jen Cornet. 

I più sono scettici, finché non salta fuori un video amatoriale girato durante una convention a cui è presente parte del cast di Hannibal. Al momento delle domande, un ragazzo nel pubblico chiede di mettere un’amica in vivavoce e questa si rivolge a Hugh Dancy, protagonista di Hannibal, chiamandolo “Will”, come il personaggio che interpreta nella serie. Gli parla come se fosse Freddie Lounds. Dancy è turbato e irritato, il pubblico stranito.

I detective di internet ora concordano che la donna al telefono non potesse essere altri che Jen. Dopo molte ricerche incrociate e condivise su Reddit, qualcuno prende la cosa di petto e scrive un messaggio privato a Freddie: “JENNIFER CORNET, SEI TU?”. Poco dopo, Freddie fa DFE. Anche nell’internet del 2015, in cui sembra impossibile nascondere le proprie tracce, Jen riesce a sparire. 

È difficile per me tirare le somme di questo articolo. Non riesco a calcolare le storie dei numerosi fuoriusciti che non ho potuto raccontare, i fili che ho dovuto tagliare perché non mi portassero troppo lontana, i ragionamenti che chiunque viva il fandom intuirebbe al volo, ma che sarebbe difficile spiegare agli altri. C’è una cosa che però salta all’occhio di chiunque, nel pattern di Jen Cornet: cercava situazioni famigliari difficili e persone trans F to M o gender queer, nessuna delle quali, al tempo, dichiarate. Lo stesso Jack, il suo “ex marito”, si sarebbe in seguito dichiarato trans F to M (se per curiosità vorrete approfondire l’intera vicenda, nelle prime testimonianze lo troverete menzionato con il suo dead name).

Jen leggeva così bene gli altri da capire se stavano lottando con la propria disforia, anche in anni in cui nessuno ne parlava? Intuiva dal loro semplice approccio al fandom se stavano vivendo un momento difficile? 

Oppure, per loro natura, certi livelli così profondi del fandom non possono che attirare persone sole, in conflitto con gli altri e con loro stessi, che utilizzano le storie per trovare loro simili, e forse comprendersi? 

“È difficile per me tirare le somme di questo articolo. Non riesco a calcolare le storie dei numerosi fuoriusciti che non ho potuto raccontare, i fili che ho dovuto tagliare perché non mi portassero troppo lontana, i ragionamenti che chiunque viva il fandom intuirebbe al volo, ma che sarebbe difficile spiegare agli altri”.

Quello che so è che quando ho scoperto la FFVII House non ho pensato: “Che matti”. Ho pensato: “Potevo essere io”. 

Ora, le didascalie finali da true crime, prima dei titoli di coda:

Nel 2015, Vice pubblica un articolo sulla FFVII House, in cui l’autore fa outing a Icarus come persona trans F to M. Icarus oggi è sposato, fa il fumettista e parla serenamente della sua transizione. 

Theo, stancə di essere ancora associatə a Jen dopo sedici anni, ha ceduto il dominio Hojo.org. Mentre scrivo, risulta inutilizzato.  

Jack e Angel sono scappati – non si sa quando – da Jen, e si sono sposati, o almeno questo è quello che si dice. Pare stiano ancora insieme. 

Non si hanno più notizie certe su Jen, ma esistono sia un canale Reddit, sia un server Discord, in cui si cercano le sue tracce, nel passato e nel presente. 

Le comunità soulbonder e otherkin si sono più volte dissociate da Jen Cornel.

Nessuno degli ex-membri della FFVII House ha smesso di amare Final Fantasy VII.

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Le immagini sono di Razorade che ringraziamo.

Eleonora C. Caruso

Eleonora C. Caruso è scrittrice. Il suo ultimo libro si intitola Doveva essere il nostro momento (Mondadori, 2023).

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