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Marco Cassini

LetteraTour a Biella, in slittino

Cassini Cover

Quinta tappa di LetteraTour, la rubrica che legge l'Italia attraverso i festival letterari: è il turno di Biella e di ContemporaneA

quinta tappa: Biella

festival: ContemporaneA

date del festival: 23-28 settembre 2025

date del diario: 27-29 settembre 2025

 

sabato 27 settembre

La vita è fatta di scelte, e una delle più difficili è cosa fare questo fine settimana, se ti interessano i festival letterari.

A Roma inizia il Festival della letteratura di viaggio ma ci sono anche (tanto per chiarire subito i conflitti di interesse) Multi, organizzato dalla testata che ospita questo articolo, e la seconda tappa di Disincontri, promosso dalla casa editrice di chi lo scrive. Ma, a quanto ci ricorda l’aggiornatissimo calendario di illibraio.it, a Salsomaggiore c’è Spiegamelo!, festival della divulgazione; a Casertavecchia Chimera Fest; Etnabook a Catania; Book to School a Trento; Leggo mosso a Milano; LetterAltura sul Lago Maggiore; Linus, festival del fumetto di Ascoli Piceno; Wunderkammer a Verona, oltre alla nuova iniziativa di Will & Chora media alle OGR di Torino. (Tornano subito alla mente il titolo e il tema dell’incontro cui ho partecipato recentemente a Piacenza, che mette in relazione due dati apparentemente contraddittori fra loro come lo sconfortante tasso di lettura in Italia e il numero crescente di festival letterari in ogni angolo della penisola.)

La mia scelta l’ho fatta qualche mese fa, quando ho accettato l’invito a partecipare a ContemporaneA – Parole e storie di donne, che si fa a Biella dal 2020. Con un’intensa illustrazione di Francesca Protopapa sulla locandina, la sesta edizione ha come tema “al cuore dei tabù”. È stata preceduta da una serie di anteprime anche in altre città, e le faranno seguito anche diversi incontri autunnali. È una formula che sempre più festival hanno adottato negli ultimi anni, per dare continuità al proprio lavoro di proposta culturale anche al di là dei confini geografici o di calendario, e al tempo stesso per approfittare della presenza sul territorio di nomi adatti alla propria linea editoriale, ma che possono dare la loro disponibilità solo in date o città diverse da quelle del festival. Questo dimostra ancora una volta come spesso per un evento di breve durata, in realtà c’è un lavoro meticoloso che dura parecchi mesi, se non tutto l’anno.

In questo caso, chi lavora tutto l’anno è Irene Finiguerra (un nome e un cognome che mi riportano sempre alla mente quelli di Eugenio Bennato, giacché in entrambi i casi il nome corrisponde all’etimologia del cognome). Irene, oltre che insegnante di sostegno, è una gallerista che ha fondato nel 2011 a Bi-BOx Art Space, e dopo un decennio di attività culturale ha pensato di trovare un momento di conversazione pubblica sui temi che le stanno a cuore. Ha messo su un team tutto femminile (con lei Patrizia Bellardone, Stefania Biamonti, Maria Laura Colmegna, Barbara Masoni, Mariangela Rossetto) che ha dato vita al festival.

A ContemporaneA sono stato invitato per fare una cosa che non ho mai fatto prima, esordio che mi rende un po’ emozionato e timoroso: una puntata dal vivo del mio podcast SURround. Condividerò il palco – in realtà si dimostrerà poi essere piuttosto un comodissimo divano – con Francesco Pacifico, per parlare della scrittrice statunitense Grace Paley. E così, eccomi ancora una volta in treno.

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Ho messo in pausa la mia lettura (un libro di una scrittrice latinoamericana di cui dovremo parlare alla prossima riunione di redazione) per aprire il computer e prendere appunti. Ho scoperto che tenere questo diario di viaggio per tappe mi diverte, e mi aiuta a fissare dettagli che altrimenti sparirebbero facilmente dalla memoria, come l’immagine vista ora dal finestrino di un corvo grigionero che, quasi immobile, fronteggia un trattore scintillante: una scena che potrebbe essere la versione timburtoniana di piazza Tienanmen.

Ogni volta che oltre il finestrino vedo scorrere qualcosa di così fortuito e suggestivo, mi viene in mente di quel giorno, negli anni Novanta, in cui – in treno da Roma a Milano con Giordano Meacci e Francesca Serafini per andare a intervistare Fernanda Pivano – vedemmo nitidamente un ragazzino realizzare un gol incredibile con un pallonetto quasi dal centrocampo di un campetto di periferia. Lo vedemmo con le rispettive code degli occhi, mentre eravamo in realtà intenti a parlare d’altro, e avemmo un momento d’esitazione perché non sapevamo se anche gli altri avessero avuto la stessa incredibile visione; poi dopo quella pausa impercettibile col fiato trattenuto ci alzammo dai sedili e ci abbracciammo come se quel gol fosse stato segnato all’ultimo minuto di una finale dei mondiali.

Ora sono seduto accanto a Francesca Mancini e Barbara Piccolo (tra le organizzatrici di inQuiete, un festival che ha diversi punti di contatto con questo, e perciò sono state invitate a parlarne a Biella); pochi sedili più in là ci sono Caterina Venturini e Sara De Simone (due delle autrici di Genealogie, la collana di profili e biografie che inQuiete cura per l’editore Solferino): al nostro incontrarci nella stessa carrozza del treno è stata subito tirata in ballo, classicamente, la “gita scolastica” anche se non ci sono né merendine né chitarre né schiamazzi, perché dopo i saluti (e gli aggiornamenti di rito sui gossip, editoriali e non) ci si tuffa nelle rispettive letture: manoscritti, inserti culturali, scalette per gli incontri che terremo al festival.

Later the Same Day

Una volta a Milano, abbiamo avuto il tempo per mangiare un panino prima di incontrarci con l’autista del transfer per Biella. In macchina, ho suscitato l’invidia delle mie compagne di viaggio (al gruppo si è aggiunta Silvia Cinelli, che al festival presenterà il suo L’elisir dei sogni. La saga dei Campari) per la scelta di non ripartire immediatamente l’indomani mattina come faranno loro: dalle mie esperienze biellesi precedenti ormai ho imparato che la quarta domenica del mese c’è sempre il mercatino del modernariato nelle vie del centro, che aggiunto al programma del festival è un motivo ulteriore per trattenersi ancora. Inevitabilmente, si è finito col parlare di un problema comune che ci affligge: i troppi libri. (Altrettanto inevitabilmente, l’indomani al mercatino ne acquisterò sei, per una spesa totale di 5 euro.)

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domenica 28 settembre

Mi sono messo la sveglia per arrivare presto al mercatino. Sceso nella sala colazioni dell’hotel ho incontrato l’intero gruppo “Genealogie inQuiete”, stupite di vedermi lì così presto. Ricordo a tutte della mia missione-mercatino e riesco a convincere almeno Francesca e Caterina che anche per loro c’è tempo per una puntata rapida, perché le bancarelle iniziano proprio davanti all’hotel. Caterina sarà ripagata dall’incontro con una prima edizione Einaudi, un “Corallo” vintage per soli due euro: missione compiuta! Francesca, abituata come me al caos creativo di Porta Portese, non riesce a credere all’impeccabile ordine simmetrico con cui gli espositori hanno sistemato la loro mercanzia: uno di loro sta ancora finendo gli ultimi ritocchi e lo fa indossando dei guanti bianchi! Io mi sono innamorato di uno slittino in legno e se volete sapere se mi ha minimamente sfiorato l’assurda idea di comprare un oggetto così inutile e ingombrante, be’, posso dirvi con cognizione di causa che non è stata la cosa più comoda da portarsi dietro in treno.

Ieri, dopo una breve tappa in hotel, dal primo pomeriggio fino a sera ho seguito parecchi incontri del festival. Il programma si svolge quasi tutto in un unico luogo, Palazzo Ferrero, dimora nobiliare dell’omonima famiglia di marchesi biellesi e che, insieme all’attiguo Palazzo Della Marmora, è ora sede di eventi, mostre, iniziative culturali. Si trova nella parte medievale della città, il Piazzo, a poco meno di 500 metri sul livello del mare, collegato alla cosiddetta “Biella Piano” da una funicolare che – alla mia quarta visita in città – ancora una volta è “temporaneamente non in funzione”. Il Piazzo è un borgo delizioso con portici, pavimentazione di ciottoli e ristoranti che propongono le specialità locali: in primis la polenta concia e i torcetti. Due anni fa, alla quarta edizione del festival, ne avevo fatto incetta al mercatino biologico a chilometro zero che si svolgeva proprio nel cuore del borgo, a piazza della Cisterna (si potrebbe dire a chilometro 0,5 considerando il tratto da Biella Piano al Piazzo in assenza di funicolare). All’improvvido cambio di data del mercatino ha rimediato brillantemente il festival, facendo dono a ogni ospite di una confezione di torcetti, che dubito fortemente riuscirà ad arrivare integra a Roma.

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Dopo la visita antelucana al mercatino, prima che abbia inizio la programmazione del festival, Irene ci apre le porte della sua galleria Bi-Box per una visita privata alla bellissima mostra di Paola Agosti, “Riprendiamoci la vita”, che prende il nome da uno dei più diffusi slogan femministi degli anni Settanta (“La lotta non è finita, riprendiamoci la vita”). Sono scatti in bianco e nero, intensi e gioiosi, che raccontano in presa diretta battaglie e manifestazioni per diritti come divorzio, aborto, autodeterminazione. Ci ha raggiunti Gianmario Pilo, con cui abbiamo dato vita nel 2013 a un altro festival letterario a Ivrea, non lontano da Biella, ragione per cui ci fa piacere collaborare e condividere idee e suggerimenti con ContemporaneA. Finita la visita alla mostra, approfittiamo della bellissima giornata di sole per sederci a un tavolino di bar ad aggiornare il file del programma della prossima edizione. Sono nomi ipotesi idee nella forma di un semplice file excel, che tradizionalmente creiamo il giorno dopo la fine di ogni edizione del festival, per ricordarci appunto che chi organizza una manifestazione del genere lavora al programma tutto l’anno.

Il venerdì sera, il festival propone una serata al teatro con la finalità di raccogliere fondi per una delle diverse realtà del territorio impegnate nella prevenzione delle violenze di genere. Quest’anno un reading-concerto di Cinzia Spanò e Roberta Di Mario ispirato a Leggere Lolita a Teheran ha permesso di raccogliere una donazione a favore dell’associazione Nonseisola.

Tra gli appuntamenti di ContemporaneA uno che mi piace molto e si fa tutti gli anni sia il sabato che la domenica è il Pranzo con la scrittrice. Il pranzo del sabato (con Susanna Mati, dedicato a Lou Salomé) l’ho perso, ma ho preferito rinunciare al transfer in auto costringendomi a un ritorno più rocambolesco, con doppio cambio di treno, pur di non mancare il pranzo di oggi, il cui ospite è Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese: evidentemente non si tratta di una scrittrice; ma, grazie a un escamotage teso a preservare il tema femminile, il pranzo è dedicato alle due indimenticabili protagoniste della Bella estate, Ginia e Amelia.

Trovo appropriato che il bar a due passi dalla stazione di Biella, mentre anelo un caffè trascinando oltre al mio bagaglio l’ingombrante slittino, si chiami Rosebud. Ma Irene, che mi sta accompagnando alla stazione, mi garantisce che lì troverei solo un bubble tea. Rinuncio a malincuore alla foto della reunion tra lo slittino e l’insegna che porta il suo nome, e saluto Irene al binario. Dopo il doppio cambio a Novara e Milano Centrale, ormai sono avvezzo al mix di sguardi di curiosità e di rassegnazione che mi rivolge chiunque mi incroci con una slitta a tracolla. Ma ormai ho conquistato un posto a sedere sull’alta velocità per Roma.

Trovo altresì appropriato, al ritorno da un festival femminista, che gli annunci registrati trasmessi più volte sul treno usino (e sono abbastanza certo di non averlo ascoltato prima d’oggi) un linguaggio inclusivo per avvisare della possibile presenza di “borseggiatori e borseggiatrici”. Curiosamente, destinatari degli avvisi sono però soltanto i “gentili viaggiatori” e non anche le gentili viaggiatrici. Chissà cosa ne pensa il (soprattutto perché nel nostro caso è la) train manager.

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Il mio slittino suscita curiosità e una gran quantità di commenti. Al signore che quasi si commuove nel vederlo, perché è a quanto pare identico a quello che aveva da bambino quando la mamma lo portava a sciare in Val d’Aosta, e che mi chiede se torno da una gita in montagna, spiego che in realtà è un acquisto omeopatico, perché intendo trasformarlo in una libreria (dove metterò, fra gli altri, i libri che ho comprato alla stessa bancarella).

Ci vuol rigore anche per affrontare Il Problema dei troppi libri, penso, e questo mi fa venire in mente la frase con cui Sara De Simone ha concluso il suo intervento dedicato a Emily Dickinson, e che considero perfette per chiudere anche questo mio diario biellese: “il rigore è una forma d’amore”.

ContemporaneA, 6.a edizione, 23-28 settembre 2025

comune: Biella

provincia: Biella

regione: Piemonte

come ci sono andato: in treno e con un transfer all’andata; in treno e con uno slittino al ritorno

quanti giorni ci sono stato: da sabato 27 a domenica 28 settembre 2025

cosa ho fatto: una puntata live di SURround, un podcast intorno ai libri 

che incontri ho seguito: presentazione della collana Genealogie, inQuiete, Arianna Farinelli, Chiara Marchelli, Paola Agosti e Benedetta Tobagi, reading di Francesco Pacifico, pranzo letterario su Pavese con Pierluigi Vaccaneo

cosa sto leggendo: bozze di libri futuri, come sempre

highilights: mostra di Paola Agosti alla galleria Bi-Box, mercatino, i torcetti, il dj set di Sally Bumps

Marco Cassini

Marco Cassini ha fondato le case editrici SUR e minimum fax, la Libreria Trastevere e la Scuola del libro. Ha tradotto Salvo il crepuscolo di Julio Cortázar e Fotografie del mondo perduto di Lawrence Ferlinghetti. Il suo ultimo libro è Fascette oneste. Se gli editori potessero dire la verità (Italo Svevo, 2020).

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