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Gianluca Nativo

Che fine hanno fatto i neomelodici? Sono finiti su TikTok

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Certo, i neomelodici continuano a esibirsi nelle piazze e ai matrimoni. Ma oggi è soprattutto su TikTok che personaggi come Rosario e Very e Sasy spopolano, arrivando persino a “duettare” con Monica Bellucci e Luca Guadagnino.

Che fine hanno fatto i neomelodici? Forse sono spariti con la nostra adolescenza, almeno per chi aveva diciott’anni negli anni Duemila, insieme ai jeans a vita bassa e alle maglie Paul Frank. O forse è solo finita la nostra curiosità morbosa per quel mondo trash di cui ci siamo appropriati senza problemi, nonostante gli sguardi disgustati dei nostri genitori quando dalle casse della macchina cinquanta si sollevavano canti da muezzin, ugole gorgheggianti e testi dal sessismo imbarazzante (“Ho litigato con mia moglie, io di nascosto c’ho l’amante, na casalinga tutto sesso”). In realtà i neomelodici continuano a cantare nelle piazze, alle cerimonie, ai matrimoni. Da poco Giusy Attanasio – la Taylor Swift dei Quartieri Spagnoli – in un’intervista ha dichiarato che un cantante come Vasco Rossi, per quanto famoso, non sarebbe capace di fare il suo stesso mestiere, perché va bene riempire gli stadi, ma vuoi mettere cantare in una sala ricevimenti, durante una comunione, con un’acustica pessima? Quello sì che è un lavoro da cantanti.

O forse la nostra attrazione ha cambiato canale: il cattivo gusto musicale si è trasferito su TikTok. Prima si diventa virali, poi neomelodici. A riempire le piazze e a competere con i neomelodici ci sono adesso i tiktoker: da Rita De Crescenzo (ora alle prese con una scimmietta adottata a Sharm el-Sheikh, dove ha un suo giro di negozi, a cui ha dedicato la recente A scimmietta mia) a Very e Sasy (che ha lanciato il vero tormentone dell’estate, primo audio su TikTok Italia, Cioccolata); queste nuovi fenomeni oggi riempiono le piazze, con guadagni che cambiano la vita.

Nella periferia di Napoli si è sviluppato persino un piccolo star system: si dice addirittura che Very e Sasy abbia comprato da Giusy Attanasio una villa a tre piani, dalle parti di Qualiano, documentandone poi la ristrutturazione giorno per giorno. Una specie di versione locale di Kanye West e Beyoncé che, a Malibu, finiscono entrambi nelle ville di Tadao Ando.

Tra gli ultimi, proprio ora che il fenomeno sembrava ormai saturo, arriva Rosario. Qui l’algoritmo cambia di poco latitudine: siamo a Palermo, dove da anni i neomelodici spopolano, come documentava, tra gli altri, Franco Maresco nel suo Belluscone – Una storia siciliana. Grazie ai suoi fit check virali, in cui grida alla sorellina, con la sua voce semi testosteronica in via di sviluppo, “Vai Azzurra, vai, vai”, è diventato una star. Niente marchi: i suoi vestiti sono comprati tutt’al più da Elvira, un negozio locale di abbigliamento (anche oversize) che vende molto grazie dirette TikTok molto partecipate. Da lì alla produzione di un suo pezzo stonato, Indegna e Scafazzata, che lo ha portato a riempire le piazze, è stato un attimo. Il successo è tale che si è ritirato da scuola; ora ne segue una online, così da non perdere occasioni di guadagno, grazie alle attività manageriali del padre, parrucchiere.

Al momento è impegnato in una serie di eventi, dalle inaugurazioni di piccole attività commerciali alle feste di compleanno, fino ai concerti di piazza. È un degno erede dei suoi idoli, Rita De Crescenzo su tutti. I suoi follower sono definiti, da lui stesso,  indegni. Per aumentare l’engagement, ha ospitato a Palermo un’altra creatura mitologica, una vera indegna: Carmen Borriello, figlia di Very e Sasy, una specie di North West della famiglia Kardashian. Con lei ha realizzato una serie di video in cui mangiano e ridono e gridano per strada. Ne è seguita l’incisione di un altro brano, il featuring Nu bacio a chi ci ama.

Il suo è un altro dei tanti casi che generano, nei più, assieme sdegno e attrazione. Mentre noi ci arrovelliamo su quanto e come si possano commentare i corpi, lui scavalca senza saperlo tutto il nostro rimuginare: si mostra senza filtri, in pose goffe mentre twerka e balla in modo scoordinato, senza curarsi apparentemente dei giudizi altrui.

Nella sua carriera neomelodica, l’ultimo successo di Rosario è Gigio o core mio, canzone dedicata alla scomparsa del suo coniglietto. L’esibizione in piazza dove annuncia il nuovo singolo mentre balla e stona come  al solito , ha messo in allerta i fan più premurosi. In molti se la prendono con il padre, accusato di alimentare la mortificazione inconsapevole del figlio pur di guadagnare. Altri si chiedono cosa ne sarà della sua adolescenza, forse rovinata dall’esposizione online: cosa dirà quando, finito il successo e scavallati i trent’anni, si ritroverà a guardare i suoi vecchi filmati, quelli in cui nuotava in una piscina gonfiabile con una coda da sirena?

Diventerà come il piccolo Lucio, il bambino sovrappeso che nel 2011, quando YouTube era una specie di pre-TikTok, cantava A me me piace ’a Nutella? Oggi il piccolo Lucio è un uomo fatto e finito, che per molto tempo non è riuscito a replicare quel successo da venti milioni di visualizzazioni. Il padre racconta che, alla fine, quel video nato per scherzo non aveva portato a nessun guadagno effettivo: non esisteva ancora il mestiere dell’influencer. Fa anche un po’ commuovere rivederlo mentre ci riprova, nel 2020, tentando un riposizionamento in televisione, partecipando al programma “Primo appuntamento”.

Intanto, indifferente alle critiche, il padre di Rosario sembra deciso a cavalcare l’onda del successo e, nel clash culturale che solo un algoritmo come quello di TikTok è in grado di produrre, Rosario la scorsa estate ha fatto  la sua comparsa  in una località insolita, fredda, austera: Locarno. Niente concertini o inaugurazioni di centri commerciali: era invitato al prestigioso al festival del cinema per promuovere Ketticé, il nuovo film di Giovanni Tortorici.

Nei contenuti creati per l’occasione, Rosario inscena un fit check con Luca Guadagnino, produttore del film, che si presta divertito a sfoggiare i suoi pantaloni Bottega Veneta. Poco prima, aveva fatto  la stessa cosa con Monica Bellucci. Ma come? Come è possibile che dall’inaugurazione di un negozio di intimo nella periferia di Palermo Rosario sia arrivato a duettare su TikTok con Monica Bellucci? Qualcuno nei commenti pensa – o si augura – che si tratti di AI, altri pensano al metaverso, qualcun altro commenta deluso: “Abbiamo toccato il fondo”.

La trovata promozionale, in realtà, è più che centrata. Il film di Tortorici è una ricostruzione filologica dell’adolescenza repressa di un ragazzo nel 2013. Ruzzle, Fabri Fibra, le canne in macchina, Facebook non ancora piegato alle catene di Sant’Antonio e ai buongiornissimo kaffè, l’erba nascosta nelle mutande, le felpe Franklin & Marshall: il protagonista passa il tempo a fumare canne e a non sapere cosa vuole fare nella vita. È affascinato dalla riottosa Ketticé, una ragazza di una zona popolare della città che non ha problemi a lanciarsi in risse con altre coetanee, in una Vaiasseide che, per chi non è nato e cresciuto in alcune zone di certe città, può disorientare parecchio.

La rappresentazione di quegli anni è impietosa: siamo ancora nel pieno del berlusconismo – non a caso nel film compare l’ospitata di Berlusconi da Santoro, quella in cui pulì teatralmente la sedia su cui era seduto Travaglio – e uno degli incubatori sentimentali dell’epoca era Uomini e Donne, che la fidanzata del protagonista preferisce guardare piuttosto che passare il pomeriggio con lui. Gli adulti sono assenti, sordi: altro che gentle parenting, sedute di famiglia e giochi montessoriani.

In più, il protagonista non rientra in nessuna delle categorie dei giovani palermitani, rimesse in sesto dallo stesso Rosario sul suo profilo TikTok: non è tascio (tamarro), non è emo (tormentato con la frangia), non è macagno (uno con frequentazioni malavitose). Preferisce vivere in modo gregario: gioca a calcio ma non ha la passione per lo sport, gira con la macchina cinquanta ma si commuove ascoltando How to Love di Lil Wayne. Vive in un palazzo antico, nella sua stanza si intravedono soffitti affrescati, ritratti di antenati alle pareti. Sua nonna, quando viene a pranzo la domenica, lo rimprovera perché chiama la colazione “pranzo” e a tavola racconta di aver passato la settimana a rileggere Il Gattopardo.

Facebook, nel 2013, aveva ancora una patina di pudore: la viralità non era diventata una condizione permanente e il gusto per il trash non produceva engagement con la stessa facilità. Era ancora qualcosa da condividere con gli amici, da cui farsi attrarre o disgustare, anche per capire chi si era, da che parte stare.

Tredici anni dopo, di fronte alle dirette di Rosario, il borghesuccio rincoglionito dall’erba subirebbe probabilmente lo stesso fascino per quel vitalismo sguaiato, soprattutto scoprendo che a furia di sceneggiate si finisce a intervistare Monica Bellucci. Vedere Rosario a Locarno, con le sue movenze da dinosauro, i fit check urlati e i completi di Elvira, tra i sorrisi disorientati del cast, ha almeno il valore di mostrare una posa diversa. Altro che Venezia con Jasmine Trinca contro il capitalismo in Prada: al cinema possono andare anche gli indegni e scafazzati.

Gianluca Nativo

Gianluca Nativo è insegnante e scrittore. Il suo ultimo libro si intitola Polveri sottili (Mondadori, 2023).

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