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Loredana Lipperini

Ci voleva “Hazbin Hotel” per far succedere qualcosa di nuovo sulle piattaforme

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La serie animata di Vivenne Medrano – diffusa per la prima volta su YouTube nel 2019 e approdata nel 2024 su Amazon Prime Video – trasforma una questione teologica in un musical queer dissacrante. E dimostra che anche nello streaming si può sperimentare.

La questione è teologica: se l’inferno è una scelta libera ma non reversibile, come fin qui ci dice la dottrina cattolica, cosa accadrebbe se almeno alcuni dannati cambiassero idea e si pentissero, anzi, si redimessero con un gesto di pura bontà? Le porte del Paradiso resterebbero comunque chiuse perché la sentenza è già stata pronunciata, ed è definitiva per l’eternità? Hazbin Hotel parte esattamente da qui: ma non è un saggio, non offre riflessioni e interpretazioni, ma musica, ballo, amori queer, battute scorrettissime. Hazbin Hotel è infatti una serie animata per adulti di successo sconfinato, in grado di coinvolgere appassionati di ogni età che hanno riempito Lucca Comics&Games con i cosplay dei personaggi della serie, che adorano i doppiatori e assistono ai loro spettacoli a Broadway (quelli italiani, bravissimi, sono capeggiati da Rossa Caputo), acquistano tazze e peluche e producono migliaia di fanart. Eppure, la serie non solo pone una questione etica rilevante, ma nasce come un’autoproduzione.

Il fatto che sia una storia fuori canone infrange il primo pregiudizio, ovvero che i prodotti delle piattaforme di streaming siano invariabilmente qualcosa di piatto, semplificato, sempre uguale allo schema che è stato apprezzato dal grande pubblico. Qualcosa che avviene, su scala diversa, anche nella narrativa contemporanea, specie in Italia. Ma Hazbin dimostra che esistono le eccezioni, e che capita di imbattersi in qualcosa di nuovo e di apparentemente folle, e di dirsi, divertendosi molto, che non tutto è perduto.

Oggi Hazbin Hotel, prima e seconda stagione, è su Amazon Prime: che però si è interessata alla serie dopo l’episodio pilota, pubblicato sul canale YouTube dell’autrice, Vivienne Medrano. Medrano ha trentaquattro anni, è una regista americana conquistata da bambina all’animazione (dopo aver visto Bambi, racconta, che è quanto di più lontano dalla sua poetica). Dopo i primi esperimenti, apre appunto un suo canale con il nome VivziePop. Piace, la seguono in parecchi. Nel 2013 dirige il primo cortometraggio animato, The son of 666, poi passa a un webcomic, ZooPhobia, che prosegue fino al 2016. A quel punto fonda lo studio di animazione SpindleHorse e comincia a lavorare su alcuni personaggi del futuro Hazbin Hotel, immaginandolo come una commedia musicale per adulti “con un’estetica demoniaca”.  Fra il 2017 e il 2019 lavora all’episodio pilota di mezz’ora, That’s Entertainment, che viene rilasciato il 28 ottobre 2019: è frutto del lavoro di animatori freelance ed è stato in gran parte finanziato dai follower di Medrano grazie alla piattaforma Patreon. Ha 32 milioni di visualizzazioni in 6 mesi, e crescono continuamente. La serie viene comprata da una casa di produzione indipendente, A24 (quella di Euphoria, per dire), e dallo studio di animazione Bento Box Entertainment: a quel punto Medrano ha già creato un’altra serie spin-off, Helluva Boss.

Hazbin Hotel esce su Amazon Prime Video il 19 gennaio 2024, ed è il momento in cui trova la massima diffusione non solo la storia, ma l’intero universo creato da Medrano, l’Hellaverse. Nei fatti, come scrivono i critici, Hazbin Hotel è una di quelle opere che saranno ricordate come l’inizio di una nuova era in un determinato medium, e allo stesso modo in cui la Sirenetta ha dato il via al cosiddetto Rinascimento Disney, ha spalancato le porte del Rinascimento animato su YouTube. Perché è nuova, divertente, dissacrante: ed è un musical, con magnifiche composizioni di Sam Haft (dei The Living Tombston) e Andrew Underberg. In più, prende il meglio dei predecessori (penso a South Park) e sbeffeggia la Disney in modo assai intelligente, visto che la sua protagonista cinguetta come una principessina, e lo è, ma è bisessuale e ha sangue di demone.
La storia: siamo all’Inferno, dove regna, da reggente, Charlotte “Charlie” Morningstar, figlia di Lucifero e di Lilith, laddove il primo è un visionario sognatore oppresso dalle regole del Cielo e la seconda colei che ha detto ad Adamo che non avrebbe accettato sottomissione alcuna. Charlie è ugualmente sognatrice, canta come Ariel (appunto) e desidera creare un luogo dove le anime dannate possano redimersi e raggiungere il Paradiso, anche per sfuggire al ciclico sterminio che gli angeli più fondamentalisti, capeggiati proprio dal Primo Uomo, organizzano per evitare il sovraffollamento degli inferi, con l’accordo del vertice celeste, o di parte di esso. Il vertice è peraltro a sembianza femminile, anche se non ha sesso, visto che i serafini ne sono esenti, ma sia Sera che la portavoce di Dio hanno voce di donna. Charlie, dunque, crea l’Hazbin Hotel (si suppone che Hazbin stia per Has Been, insomma Coloro che sono stati, insomma ancora i morti che però sono destinati a morire ulteriormente e per sempre a ogni incursione militare degli angeli).

“‘Hazbin Hotel’ è una di quelle opere che saranno ricordate come l’inizio di una nuova era in un determinato medium, e allo stesso modo in cui la Sirenetta ha dato il via al cosiddetto Rinascimento Disney, ha spalancato le porte del Rinascimento animato su YouTube”.

Con lei un gruppo di disperati che condividono, più o meno, il suo sogno (sì, è una famiglia queer): Vaggie, la compagna di Charlie, Angel Dust, pornodivo e tossicodipendente, Husk, classico barista da film di Bogart con un segreto nascosto, Nifty, piccola e folle cameriera sadomasochista. Si aggiungerà Sir Pentious, ovviamente un serpente. E, soprattutto, c’è Alastor. Che è un demone. Anzi, il Demone della Radio, tanto che quando si arrabbia gli occhi diventano due manopole. Alastor è potente, sconfigge regolarmente i demoni della televisione, dei social e di youporn, ma, come tutti i grandi personaggi, ha un’ambiguità di cui si tace (ma la frase “la radio non muore mai” va accarezzata come un tesoro).

Ma è un peccato fermarsi alla trama: perché ogni episodio, ballato e cantato come nelle migliori tradizioni del musical, è un piccolo capolavoro di creatività e ironia. Che, naturalmente, ha attirato l’attenzione dell’Associazione degli Esorcisti italiani, che hanno fatto sapere che “la serie per la sua rappresentazione dell’Inferno, per la sua visione impietosita dei demoni e della loro sorte (descritta come ingiusta)  può favorire una distorta concezione del peccato e incoraggiare una normalizzazione dell’occultismo, aumentando il rischio che le persone, in particolare i giovani, si avvicinino a pratiche magiche, cerchino di interagire con entità maligne fino a aderire a una visione satanista della realtà”. Quando arrivano le scomuniche, è sempre un successo.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se sul versante narrativo qualcosa di simile sia possibile. Nei fatti ci sono stati parecchi casi famosi di libri nati in rete, o autopubblicati, che hanno venduto milioni di copie: da 50 sfumature di grigio di E.L. James, nata come fan fiction ai libri di Amanda Hocking o dell’italiana Anna Premoli, fino alla serie Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo, i cui primi due volumi sono stati finanziati da una raccolta fondi su Kickstarter, con cifre altissime.

Sono però casi ciclici ma isolati. Perché quel che è affascinante di Hazbin Hotel è la creazione di un mondo in cui si resta presi: un mondo di vasto respiro, come quelli di Tolkien e di King e di Martin o dei manga più amati. Un mondo che non si vuole lasciare, e che non si ferma al primo successo: perché è continuativo e non episodico. Perché non getta a mare, in questo caso, i modelli estetici del passato ma li sa utilizzare in maniera completamente nuova, gradita da un pubblico generazionalmente trasversale, senza ammiccare a filoni già noti.

Potrebbe farlo un libro? Sì. Ci vuole coraggio, fantasia, e persino allegria, però.

Loredana Lipperini

Loredana Lipperini è scrittrice, saggista, blogger, attivista culturale e docente. Il suo ultimo libro è Il segno del comando (Rai libri, 2024).

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