Articolo
Martina Lodi

“Cime tempestose” è la fanfiction perfetta

Lodi Cover

La regista di “Saltburn”, col gusto camp tipico del suo cinema, ci dà la sua personalissima versione del capolavoro di Emily Brontë. I due protagonisti, proprio come si desidera durante la lettura, fanno tutto ciò che non fanno nel libro (soprattutto molto sesso), eppure lo spirito all’origine del romanzo resta sorprendentemente intatto.

A che scopo adattare un classico? È una domanda legittima, in tempi di reinterpretazioni più o meno fantasiose e appetibili dei più grandi libri della storia della letteratura, per pubblici sempre più giovani e distratti. Basti pensare a The Song of Achilles di Madeline Miller, riadattamento young-adult e in chiave spiccatamente omoerotica dell’Iliade, uno dei primi romanzi a diventare dei casi editoriali solo grazie a Internet: pubblicato per la prima volta nel 2011, nel 2022 il libro, dopo essere stato riscoperto dal #BookTok statunitense, aveva venduto due milioni di copie. L’adattamento non ha quasi nulla a che fare con il testo omerico, ma si limita a prenderne un aspetto celebrato anche nella letteratura – l’amicizia tra Patroclo e Achille – per farne una storia d’amore ai tempi della guerra di Troia. 

Si pensa spesso ai classici come a opere d’arte intoccabili: eppure, sono la reinterpretazione dei topos tradizionali,  il riuso degli stessi personaggi in storie diverse, la costruzione di cicli che compongono saghe familiari – il contributo ai quali viene dato da autori numerosi dei quali conosciamo le opere e i nomi soltanto in minuscola parte – ad avere rappresentato per millenni il funzionamento delle maggiori forme artistiche. 

L’intertestualità, ossia la possibilità di far dialogare tra loro testi di autori ed epoche diverse, è una caratteristica centrale della letteratura: nell’Eneide, Virgilio si ispira ai fatti della guerra di Troia per narrare la fondazione di Roma, e nel Poema cardine della cultura italiana, la Commedia, Dante Alighieri non fa altro che pescare uomini e donne reali e fittizi per farne dei personaggi nel suo dramma: Achille, Virgilio, Lancillotto e Ginevra, compaiono nel poema in versioni tutt’altro che “fedeli all’originale”. 

Anche il nuovo film di “Cime Tempestose” si presenta come una libera interpretazione del romanzo di Emily Brontë del 1847, come segnalano le virgolette che racchiudono il titolo. Questa è soltanto “una specie” di Cime Tempestose, annuncia sin dal titolo la regista e sceneggiatrice inglese Emerald Fennell, una versione sognante e imprecisa, filtrata dai suoi ricordi di adolescente. Il romanzo ha del resto già dato origine a numerosi adattamenti cinematografici: il primo nel 1939, per la regia di Wyler, con Laurence Olivier nel ruolo di Heathcliff. Fennell, vincitrice del premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale con il suo Promising Young Woman nel 2021, ha dato scandalo con Saltburn (2023) – un debole tentativo di inserirsi nel felice filone narrativo che è stato battezzato Eat the rich: satire su ultra ricchi crudeli che mettono in scena l’immoralità della upper-class e le fantasie di vendetta dei più umili. Il suo “Cime Tempestose” ha suscitato polemiche dal primo annuncio del futuro adattamento, nel 2024, proprio per le scene morbose e scioccanti che hanno reso famoso Saltburn.

Per intenderci: nel film, tra le altre cose, il protagonista, chiaramente psicopatico, si struscia fino all’orgasmo su una tomba appena scavata e beve lo sperma di un uomo dall’acqua della vasca da bagno dove si è masturbato. Come Saltburn, anche “Cime Tempestose” è ambientato nella campagna inglese e rappresenta un’alta borghesia crudele e meschina, ma  il nuovo adattamento del romanzo di Brontë non mira a creare shock quanto il film precedente: Fennell sembra aver accantonato la volontà di dare scandalo. Le polemiche hanno riguardato soprattutto il casting degli attori protagonisti: troppo vecchi, perché Cathy (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi) sono adolescenti nel primo atto del romanzo, quello che il film mette in scena; ma anche troppo belli (nell’Ottocento nessuno aveva denti così lucenti) ma soprattutto troppo bianchi: un aspetto centrale del romanzo è infatti la non-bianchezza di Heathcliff, forse ispanico o gitano, interpretato nel film dall’australiano e bianchissimo Elordi. L’aspetto razziale sovrapposto a quello di classe – per cui nel romanzo Heathcliff non è soltanto povero, bensì qualcuno che rovinerebbe lo status sociale di Cathy se lei lo sposasse – di cui Fennell tentava di occuparsi anche in Saltburn, in questo adattamento, come a dire il vero in molti altri, scompare.

Fennell, ignora la storia delle seconde generazioni che conclude invece il romanzo di Brontë: dopo la morte di Catherine, con la quale invece film si conclude, il romanzo segue le storie dei figli di Cathy e Heathcliff. La regista è invece interessata a rappresentare soltanto il loro amore impossibile: il suo “Cime Tempestose” non diventa mai violento e crudele quanto il romanzo, che è in questo molto più scandaloso dell’adattamento. Il film è invece estremamente erotico (la parola che più è stata usata per descrivere il trailer è stata “horny,” ed è anche un buon modo per descrivere l’intero film) ma per nulla scabroso. In questa versione 2026 Cathy e Heathcliff per la prima volta fanno sesso, e lo fanno in continuazione: Heathcliff la vede masturbarsi nella brughiera, e guardandola negli occhi lecca le dita della mano con cui lei è appena venuta. “Adesso sei mia, e potrò seguirti fino ai confini del mondo come un cane,” le dice. 

Rev 1 Whe T2 0006 High Res Jpeg

Nella versione di Fennell, il signor Earnshaw (Martin Clunes) è alcolizzato e violento, e si riduce in rovina giocando d’azzardo; il fratello maggiore di Catherine, personaggio centrale del romanzo e nemesi di Heathcliff, scompare. Il nemico di entrambi, invece, nel film diventa il signor Earnshaw, che porta a casa alla figlia adolescente (Charlotte Mellington) l’orfano a cui lei darà il nome di Heathcliff (interpretato da Owen Cooper di Adolescence): lui sarà, le dice il padre, “il suo animaletto,” e lei gli promette di essere gentile a meno che lui non si comporti male: in quel caso, promette, gli darà dei pizzicotti per punirlo. I due bambini legano soprattutto a causa della crudeltà del padre di Cathy, che domina sulla fatiscente Wuthering Heights con violenza estrema.

Si può contestare a Fennell che questo sia un espediente troppo facile per dare ragione dell’innamoramento che travolge i suoi personaggi: nel romanzo di Brontë il sentimento che travolge Catherine e Heathcliff è irresistibile ma inspiegabile, ed è per entrambi ragione di una dipendenza assoluta. “Se tutto il resto perisse e lui restasse, io continuerei a esistere,” confessa Cathy nel romanzo “e se tutto il resto persistesse, e lui venisse annientato, l’universo mi diverrebbe estraneo; non mi sembrerebbe di esserne parte.” Quando Catherine decide di sposare il ricco vicino di casa Edgar Linton (Shazad Latif) per migliorare la propria condizione sociale – gli Earnshaw sono una famiglia antica ma ormai decaduta – lo fa con dolore, e rinunciando alla possibilità di passare il resto della sua vita con Heathcliff. Quest’ultimo lascia Wuthering Heights nella notte, e fa perdere le sue tracce per cinque anni; torna dopo essersi arricchito, ed è deciso a vendicarsi della famiglia Earnshaw. 

La trama del romanzo viene ridotta all’essenziale, e il suo senso è affievolito: l’amore distruttivo tra i due protagonisti, che in Brontë è in eguali parti fatto di odio e di venerazione, sembra ridursi ora soltanto alla passione erotica. Quando Catherine e Heathcliff diventano amanti, il film di Fennell prende con decisione la strada della fanfiction più pura – fanfiction che ogni adolescente ha sceneggiato nella propria testa leggendo il romanzo: in Brönte il trasporto tra i personaggi è tale che la mancanza del sesso risulta frustrante, e il film ne è in questo senso un ottimo correttivo. La storia di vendetta e di potere diventa qui semplicemente romance: l’odio di Heathcliff per Catherine, che nel romanzo è dovuto al fatto che lui non sappia che lei lo ama,nella versione di Fennell scompare.

Lui e Catherine diventano amanti e l’unico impedimento alla loro storia è il matrimonio di lei – e quando Heathcliff le propone di uccidere Edgar perché loro due possano stare insieme viene da sperare che la trama finisca per deragliare completamente, e che la sceneggiatura prenda una piega completamente inaspettata, mostrando l’omicidio di Linton e il progressivo scivolare nel delirio a due di Catherine e Heathcliff, isolati nella brughiera. Invece, i due fanno soltanto molto, moltissimo sesso: lo fanno in una carrozza trainata da cavalli, nella tenuta di Thrushcross Grange ma soprattutto, e continuamente, sotto la pioggia: siccome questo è un film femminista, vediamo Jacob Elordi inginocchiato e dedito a praticare del sesso orale. La parte centrale è la più divertente e piacevole del film: Fennell ha un gusto squisito per il camp, e Margot Robbie – ancora, forse, fresca di Barbie – si presta a cambi di costumi stravaganti e deliziosi, opera di Jacqueline Durran. La colonna sonora di Anthony Willis è accompagnata da canzoni originali di Charli XCX – il cui disco Wuthering Heights, ispirato al film, uscirà il 13 febbraio. 

Rev 1 Whe T1 0039 High Res Jpeg

Come la colonna sonora hyper pop, gli abiti di Catherine sono anacronistici e perfetti: indossa un’enorme gonna di latex rosso, camicie da notte trasparenti ed enormi gioielli, e un abito da sposa bianco che ha fatto storcere il naso agli storici della moda – perché in epoca pre-vittoriana le spose indossavano abiti colorati e non candidi. Ma i costumi stravaganti ed eccessivi rappresentano perfettamente la vanità e l’ingordigia di Catherine, disposta a sacrificare il suo unico amore per un matrimonio d’interesse: rinchiusa nell’immensa e claustrofobica tenuta di Linton, passa le sue giornate e mangiare fragole gigantesche e succose indossando micro occhiali da sole rosa, e ricorda la Marie Antoinette di Sofia Coppola circondata da dolcetti color pastello nelle sale di Versailles.

Purtroppo, la parentesi da amanti non cambia il corso della trama, alla quale Fennell decide di voler tornare: Heathcliff sposa per vendetta la sorella di Edgar, Isabella (Alison Oliver splendida e divertentissima). La relazione violenta e spaventosa del romanzo diventa nel nuovo film una relazione sadomasochistica grottesca ed esilarante. Per farne un eroe da romance Fennell lima gli aspetti più violenti e spaventosi del personaggio di Heathcliff, e in qualche modo li esorcizza grazie ai giochi di ruolo sessuali: non soltanto con Isabella, ma anche con Cathy, la violenza di Heathcliff è solamente erotica – e dunque in qualche misura sanificata. Chi resta certamente crudele è invece Catherine stessa: viziata e capricciosa, mantiene la promessa che ha fatto a Heathcliff bambino, e lo punisce per essere scomparso e per averla abbandonata.

Rev 1 Whe T2 0070 High Res Jpeg
Rev 1 Whe T1 0014 High Res Jpeg

Il classico oscuro e spettrale viene ridotto, in questo riadattamento, alla “storia d’amore più grande di tutti i tempi,” come dice già il trailer – ed è forse vero che è la storia d’amore l’aspetto che la maggior parte dei lettori del romanzo ricordano. Si può adattare un classico per farne qualcos’altro, allora, e farne emergere altri aspetti, come l’erotismo soffocante o la stupidità dei personaggi: ciò che il romanzo dice è che Catherine e Heathcliff non possono e non potranno mai stare insieme, non per via della loro meschinità e delle loro ripetute scelte sbagliate, ma per via del destino avverso. Quello che il film di Fennell mostra è che, invece, gli unici responsabili delle loro sciagure sono loro stessi: Cathy è troppo egoista per amare davvero Heathcliff, e Heathcliff è troppo orgoglioso per rinunciare alla vendetta.

I tira e molla tra i due che Fennell mostra nel film rendono i protagonisti fastidiosi, e in questo sono più vicini ai protagonisti di Brontë che agli eroi tragici degli adattamenti precedenti. Quando Catherine muore Heathcliff è devastato, e l’interpretazione di Elordi è straziante: ma è difficile non tirare un sospiro di sollievo per la conclusione di una storia melodrammatica, come faremmo con un amico devastato per una rottura e al quale diremmo, pragmaticamente, che forse è meglio così, e che essere innamorati non vuol dire per forza soffrire a tutti i costi.

Martina Lodi

Martina Lodi si è laureata in filosofia morale all’Université Panthéon-Sorbonne di Parigi. Attualmente è dottoranda all’Università Lumsa di Roma e scrive per varie testate culturali.

Icon Diamond Yellow

Newsletter

Le vite degli altri

Le vite degli altri è una newsletter che racconta di vite che non sono la nostra: vite straordinarie, bizzarre o comunque interessanti.

La scriviamo noi della redazione di Lucy e arriva nella tua mail la domenica, prima di pranzo o dopo il secondo caffè – dipende dalle tue abitudini.

lucy audio player

00:00

00:00