Sesta tappa della rubrica dedicata ai festival letterari italiani. Stavolta andiamo in Toscana per il Pisa Book Festival e in Emilia Romagna per quello di «Internazionale», a Ferrara.
sesta tappa: Pisa-Ferrara
festival: Pisa Book Festival «Internazionale» a Ferrara
date del festival: 2-5 ottobre 2025
date del diario: 3-6 ottobre 2025
venerdì 3 ottobre
È un altro fine settimana pieno di proposte culturali.
Io stesso ho un fitto carnet che mi porterà a toccare tre città in quattro giorni, per riuscire andare al Pisa Book Festival, a Ferrara per il festival di «Internazionale» e, come bonus track, a Rimini per la convention annuale delle librerie Ubik. E in effetti il nome di questa catena di librerie rende abbastanza l’idea dell’ubiquità che mi sarà necessaria in questo intenso programma di viaggio.
A Pisa c’è la ventitreesima edizione di una fiera del libro che la vulcanica Lucia Della Porta inventò nel 2003 su impulso di Alfredo Salsano, lo storico del pensiero politico ed economico che per anni è stato coordinatore della casa editrice Bollati Boringhieri. Della Porta mi ha raccontato, con naturalezza ed emozione: “Avevo ascoltato una conferenza di Salsano al Salone di Torino in cui diceva che a un piccolo editore in fondo basta vendere duemila copie di un libro per rientrare dell’investimento; ma che spesso gli editori indipendenti non riescono a raggiungere quel risultato perché è difficile districarsi nel mercato. Allora lo avvicinai a fine incontro e gli chiesi cosa si potesse fare per aiutare questi piccoli marchi (lui diceva sempre marchi invece di case editrici). Mi chiese di dove fossi e quando risposi che sono di Pisa, mi disse: ‘Organizzi una fiera per i piccoli editori a Pisa, la aiuto io’. L’aiuto consistette nel darmi il numero di telefono di Anna Gilardi, che allora si occupava con grande efficienza della comunicazione della casa editrice, e che alla prima telefonata mi disse: ‘Lucia, le mando una lista di buone case editrici indipendenti; lei dica che Bollati Boringhieri ha già aderito e vedrà che questo susciterà curiosità, emulazione e almeno qualcuno darà la sua adesione’. Alla prima edizione parteciparono più di trenta editori. Il nostro record lo toccammo nel 2008 con più di duecento adesioni”.
Tutto questo Lucia Della Porta me lo racconta alla cena che segue l’appuntamento al quale sono stato invitato: la serata di premiazione dei Pisa Book Festival Translation Awards, che da cinque anni offre un riconoscimento a chi ha dato un contributo alla traduzione di opere letterarie, con una sezione dedicata a nuove voci del mestiere (quest’anno il premio è andato a Milena Sanfilippo per la sua traduzione di Sfòndati di Douglas Coupland, Accento edizioni), un Premio Speciale Poesia ad Alberto Cristofori per la traduzione di Canto di me stesso di Walt Whitman (Low edizioni) e un premio alla carriera a Elena Liverani per il suo lavoro di decenni dedicato alla letteratura di lingua spagnola (da Cervantes a Isabel Allende). Un premio alla carriera è andato anche a me per i miei trent’anni di editoria dedicata in particolare alla pubblicazione di opere internazionali in traduzione. L’unico modo per parlarne qui senza rischiare l’autocelebrazione è ricordando l’incipit del mio breve discorso di accettazione: “Oggi per lo sciopero dei treni sono riuscito ad arrivare rocambolescamente a Pisa in pullman, quindi innanzi tutto direi che questo è un premio alla corriera”. Vi risparmio il resto. L’unico a non essere rimasto sconcertato del mio piccolo show è stato il tecnico di sala che all’uscita è venuto a dirmi “Lei doveva fare stand up, altro che l’editore!”. Appunto.
sabato 4 ottobre
Devo prendere un treno per Ferrara da Firenze, non ci sono coincidenze utili da Pisa per cui, al momento dell’invito, Lucia Della Porta mi ha garantito un transfer in auto; ieri sera mi ha confessato che per la preoccupazione che io perda il treno l’ha prenotato con larghissimo anticipo. Ora sono seduto in taxi, e il conducente si scusa per il volume assordante del navigatore: “Mi serve perché mi segnala gli autovelox, e se non alzo il volume la voce non si sente sopra la musica”. È evidente che si tratta della sua stazione preferita, manda solo canzoni vintage (le uniche che so riconoscere anch’io) e lui le canticchia tutte: devo dedurne che abbassare invece il volume della radio non sia un’opzione. Non so se ha fretta di tornare a casa o ha introiettato l’ansia di Lucia, sta di fatto che procediamo a una velocità tale che temo non arriveremo vivi, o quantomeno integri. Sto tenendo il mio diario mentre procediamo in macchina, e il mio stomaco mi sta facendo rimpiangere di aver preso un cappuccino a colazione. Ho avuto appena il tempo di scrivere queste righe che l’autista già mi indica orgoglioso la cupola del Brunelleschi.
E così ho circa un’ora da impiegare. Dopo aver visto e fotografato la spettacolare visione notturna di piazza dei Miracoli dalla terrazza dell’hotel ieri sera, per mantenere il mood turistico mi dirigo deciso verso Santa Maria Novella, ma c’è una fila troppo lunga per entrare, rischierei davvero di perdere il treno, così mi limito a studiarne la facciata. Chissà quante volte sarò passato in questa piazza, senza aver prestato attenzione a un dettaglio che ora mi attrae: è una strana incisione che raffigura una vela gonfiata dal vento che solca un mare ondoso, o almeno così mi pare. Con l’aiuto di Google scopro essere lo stemma di Giovanni Rucellai, mecenate di Leon Battista Alberti al quale commissionò il disegno di Palazzo Rucellai e, appunto, la facciata marmorea bianco-verde che ho davanti in questo momento.
Arrivato a Ferrara, tempo di passare in hotel per il check in e ho già appuntamento per pranzo con Giulia Zavagna, editor della narrativa latinoamericana di SUR, che ha accompagnato l’autrice argentina Leila Guerriero ed è in attesa dell’arrivo della messicana Cristina Rivera Garza, di cui è anche traduttrice. Guerriero, giornalista di inchiesta, è già stata più volte al festival di «Internazionale»; per Rivera Garza è la prima volta. Ci incontriamo all’istituto Vergani, dove è stato allestito un pranzo a buffet per la grande quantità di ospiti del festival. Salutiamo facce note (e incredibilmente rilassate nonostante il peso di questa macchina organizzativa impressionante): il direttore Giovanni De Mauro e alcune firme della rivista come Annalisa Camilli, Daniele Cassandro, Stefano Liberti, Christian Raimo. Quello conviviale è sempre un momento divertente, utile, fondante: tra le persone sedute a questi tavoli o in fila per il buffet – e che sono state o saranno su un palco in questi giorni – ce ne sono molte che stimiamo, che leggiamo, con cui lavoriamo durante l’anno; hanno curato, recensito o presentato libri che abbiamo pubblicato o che ci sono piaciuti. È anche per questo che si viene ai festival: scambiarsi idee suggerimenti impressioni, fare progetti, ricordarsi che ci siamo l’una per l’altro, far sapere che ci seguiamo, da vicino o dalla distanza.
Con Giulia approfittiamo di questo momento per aggiornarci reciprocamente; a Ferrara è finito il tour di Guerriero e inizia quello di Rivera Garza, e lei sarà ancora in viaggio per qualche giorno: lontana dalla redazione, ma a verificare in prima persona l’interesse che i nostri libri trovano verso il pubblico, con dispacci, foto, commenti per chi è a casa inviati ogni sera sulla chat della redazione. I festival sono ormai imprescindibili per il nostro lavoro, è qui che – per noi come per altri editori – quello che finora è stato un manoscritto, un contratto di edizione, una traduzione da editare, una prova di copertina, un paratesto redazionale, una cedola libraria, un comunicato stampa, un post, diventa finalmente un incontro, una storia, un applauso, un’emozione, una firma su una copia del libro.
Nel pomeriggio giro per il festival, assisto a un incontro con Donata Columbro (Perché contare i femminicidi è un atto politico) mentre Giulia mi aggiorna sul complicato viaggio di Cristina Rivera Garza: il primo volo è in ritardo, e l’autrice rischia di perdere la coincidenza; poi ci ha fatto sapere che è riuscita a prendere anche il volo per Bologna, ma a destinazione ha scoperto che il bagaglio non è arrivato; infine la macchina diretta a Ferrara è rimasta incastrata nella sbarra del casello autostradale; e per giunta, mentre racconta tutto questo a Giulia dal casello, le si scarica il cellulare durante la telefonata, e perdiamo il contatto. Ora è finalmente in hotel, tra poco la porteremo a cena, il bagaglio le verrà recapitato domani. Ma lei è felice di essere qui, sorridente e grata. Ci chiede di ordinare subito un prosecco perché “dobbiamo brindare”. Oggi è il 4 ottobre ed è il compleanno di Liliana, la sorella di Rivera Garza, vittima di femminicidio, a cui è dedicato L’invincibile estate di Liliana, il libro premiato con il Pulitzer due anni fa. Dopo il brindisi, Cristina fa la scoperta dei cappellacci e dei porcini fritti. Dice che l’importante è “tener claro lo que uno quiere”: questo di avere obiettivi e desideri ben chiari diventerà il nostro modus vivendi ferrarese, soprattutto al momento di ordinare al ristorante.
domenica 5 ottobre
Stamattina dopo la colazione in hotel sono andato a fare la mia lezione per il workshop di editoria. Luca Pagano, che lavora all’accoglienza della sede di Economia nelle cui aule si svolgono tutti i workshop, mi dice che sono più di 250 le persone che si sono iscritte ai dodici workshop organizzati da Internazionale in questi giorni (tecnologia, sceneggiatura, fotografia, giornalismo, editoria, audio, società, social media). Sono tutti strutturati in tre lezioni da tre ore ciascuno; quello di editoria è una new entry, e le tre mattinate di docenza sono state divise fra Gianluca Catalano di e/o, Tiziana Triana di Fandango Libri e me. È lo stesso Luca un bel po’ dopo l’orario di fine lezione a bussare timidamente alla porta dell’aula scusandosi: “Devono chiudere la facoltà…”, e capisco che anche oggi la mia logorrea l’ha avuta vinta sull’orologio. Ma eravamo nella fase delle domande da parte delle sedici persone iscritte, e volevo cercare di rispondere a tutte.
Un breve spuntino in piazza con le mie colleghe (ci ha raggiunto anche Martina Testa, che ieri partecipava a un incontro a Bologna e quindi ha fatto un salto a salutarci) e poi andiamo al Teatro Comunale per l’incontro con Rivera Garza, intervistata da Annalisa Camilli. Teatro pieno, molte copie da firmare per l’autrice – forse perfino troppe, ci fa capire nervosamente lo staff del teatro, dove dovrebbe iniziare a entrare il pubblico dell’incontro successivo e conclusivo del festival, con Luciana Castellina e Astra Taylor, e i saluti finali del direttore De Mauro, che per l’occasione sfoggia un nuovo elegantissimo look coi baffi. Con Giulia ci scusiamo per l’imprevista lunghezza della fila del firmacopie, e cerchiamo di aiutare a gestire la coda, dirottando le ultimissime fan di Cristina sotto il portico antistante il teatro.
All’uscita accompagniamo l’autrice a prendere un tè caldo (improvvisamente la temperatura è crollata e tremiamo dal freddo) mentre intorno a noi vediamo pian piano scemare la folla che ha riempito piazze, strade e appuntamenti per questa edizione. Daniele Cassandro, firma storica della testata che si è unito a noi al bar, reduce da una affollatissima presentazione che ha fatto del nuovo romanzo di Serena Dandini, commenta scherzando: “Chissà come sarà domani la città: io l’ho sempre vista in versione festival. Dev’essere come andare a Sanremo a novembre”.
Riempire una città e i suoi spazi è stata una delle molte sfide vinte da «Internazionale»: dal festival ai podcast, dal trimestrale «Extra» alla rivista «Kids» con il relativo festival a Reggio Emilia. Proprio in questi giorni è stato lanciato l’ultimo progetto, «Extra Large», una collana dedicata al giornalismo d’inchiesta.
La città in effetti si svuota sotto i nostri occhi. C’è euforia per l’accoglienza riservata alle due ospiti con cui la casa editrice ha contribuito al programma. C’è gratitudine per aver ritrovato in questa città e in questo festival un’aria al tempo stesso familiare e di impeccabile professionalità. A noi resta l’aspettativa per l’ultima porzione di cappellacci a cena, e domattina si riparte.
lunedì 6 ottobre
La scelta fatta da Giulia per il ristorante è ricaduta, per la cena di ieri sera, su Il sorpasso, che ci ha permesso di raccontare a una autrice messicana che non lo conosceva la trama, le atmosfere (e il ruolo nella cinematografia italiana) del film di Dino Risi. Io ne avevo un ricordo fresco perché se il 24 dicembre ogni anno rivedo Natale in casa Cupiello, anche questo ferragosto ho rivisto le scorribande di Bruno Cortona e l’indimenticabile claxon della sua Aurelia B24.
Al tavolo accanto al nostro c’era Daria Bignardi, e cenare in un ristorante apprezzato da una local ti dà sempre l’idea di aver azzeccato la scelta.
A cena abbiamo raccontato a Rivera Garza la storia e il significato di questo festival, che le è piaciuto moltissimo, e della rivista che gli ha dato vita. Abbiamo parlato di giornalismo, tra le tante altre cose. E di quanto i festival abbiano cambiato il panorama dell’editoria, e anche il ruolo di chi scrive.
Di tanto in tanto Gassman ci occhieggia dalle diverse locandine che arredano il ristorante e in cui volta a volta è con Trintignant, con Catherine Spaak, o solo al volante della sua decappottabile.
L’indomani ci dividiamo, io vado a Rimini per una due-giorni di incontri fra editori e librerie, mentre Cristina e Giulia proseguono per il festival della Barcolana a Trieste.
It’s just another town along the road.
Pisa Book Festival, 23.a edizione, 2-5 ottobre 2025
Internazionale a Ferrara, 19.ma, 3-5 ottobre 2025
comuni: Pisa, Ferrara
province: Pisa, Ferrara
regioni: Toscana, Emilia-Romagna
come ci sono andato: in pullman a Pisa, in auto+treno a Ferrara
quanti giorni ci sono stato: venerdì 4 a Pisa, sabato e domenica 5 a Ferrara
cosa ho fatto: un premio a Pisa, un workshop a Ferrara
che incontri ho seguito: Donata Columbro
cosa sto leggendo: Georges Perec, L’infra-ordinario (Quodlibet)
highlights: piazza dei Miracoli di notte, Santa Maria Novella di mattina, le cose da avere chiare; due festival diversi ma ugualmente vivaci; le locandine del Sorpasso.