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Matilde Moro

Tecno-fascismo americano: il ruolo di Palantir negli arresti dell’ICE

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Negli USA, l’ICE sta intensificando arresti, detenzioni e raid usando software che tracciano e profilano migranti, attivisti e studenti. L’uso di queste tecnologie solleva gravi rischi per diritti, privacy e libertà.

Negli ultimi giorni, le operazioni dell’ICE negli Stati Uniti sono al centro della cronaca. Le immagini che le riguardano e fanno il giro del mondo sono sempre più violente: la foto scattata a Liam Conejo Ramos, 5 anni, arrestato da un agente a Columbia Heights, ne è solo un esempio. Intanto, l’ombra orwelliana del gigante tecnologico Palantir – azienda americana specializzata in analisi di big data – sull’intera vicenda si fa sempre più presente.  

Dall’inizio della seconda presidenza Trump, il numero di persone che si trovano detenute in strutture della Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha raggiunto numeri senza precedenti. Secondo i dati ufficiali pubblicati dall’agenzia, il dato è aumentato del 65% nel 2025, mentre secondo il “Deportation Tracker” di NBC News le persone a oggi detenute sono 68.990. Il Deportation Data Project – un progetto che raccoglie e pubblica dati ottenuti dal governo sul controllo dell’immigrazione – riporta che solo nei primi nove mesi della seconda presidenza Trump (da gennaio a settembre 2025) gli arresti effettuati dall’ICE sono quadruplicati rispetto all’anno precedente, mentre gli arresti per le strade delle città americane (escludendo cioè le detenzioni in strutture ICE di persone già in carcere) sono aumentati di oltre undici volte.

È soprattutto quest’ultimo dato a restituire il contesto di situazioni come quella di Minneapolis, su cui nelle ultime settimane si è concentrata l’attenzione pubblica. Minneapolis non è però un caso isolato. La città è diventata il simbolo di una crisi più ampia dopo gli omicidi di Reneè Goods e Alex Pretti, uccisi rispettivamente da un agente dell’ICE e da un agente della Border Patrol. Goods e Pretti non sono le prime vittime di questo sistema: dall’inizio del 2026, già otto persone sono morte sotto custodia dell’ICE, mentre nel 2025 le vittime sono state 32, rendendo lo scorso anno il più mortale per l’agenzia in oltre due decenni. Quasi il triplo rispetto al 2024, quando i decessi erano stati 11. Mentre tra il 2021 e il 2023, le morti complessive erano state 15.

In questo contesto, oltre ai dati, è interessante capire come avvengono gli arresti e quale meccanismo ne ha reso possibile un aumento così significativo. Come fanno gli agenti ICE a trovare le persone da arrestare? E soprattutto, come riescono a individuarne così tante e così rapidamente? La risposta si trova nell’acronimo ELITE (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement): un’app di geolocalizzazione che permette agli agenti ICE di localizzare potenziali “target” per i suoi raid. L’app è realizzata dall’azienda americana Palantir, fondata da Peter Thiel, uno dei co-fondatori di PayPal. Il nome Palantir si ispira alle oscure e indistruttibili sfere di cristallo del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, simbolo del pericolo della conoscenza illimitata e del rischio di affidarsi ciecamente alla magia (in questo caso: tecnologia), che può condurre a disperazione o arroganza.La rivista «404» è riuscita a ottenere una guida utente dell’applicazione, in cui si legge che:

“ELITE è uno strumento di targeting progettato per migliorare le capacità di identificazione e prioritizzazione di obiettivi di alto valore attraverso analisi avanzate”.

In breve, ELITE consente all’ICE di visualizzare su una mappa le persone da arrestare, in base a criteri quali “bios & ID”, “posizione”, “operazioni” e “criminalità”. Il software analizza i dati già in possesso del governo – ottenuti al momento dell’ingresso negli Stati Uniti, ma anche informazioni anagrafiche e dati raccolti dalle varie agenzie federali e dall’intelligence – e li accorpa per creare una mappa sempre più accurata dei luoghi in cui potrebbero trovarsi potenziali “illegal aliens”. Un agente ICE può quindi selezionare i cosiddetti “target” uno per uno o disegnare un’area sulla mappa per visualizzare le persone presenti al suo interno. Di fatto, si tratta di una sorta di Google Maps finalizzato a individuare le persone da deportare. I dati che ELITE accorpa includono eventuali precedenti penali, informazioni sui visti, dati anagrafici e sanitari, perfino dichiarazioni fiscali.

In realtà, la guida utente di ELITE non specifica chi abbia sviluppato il sistema. Tuttavia, l’acronimo dello strumento – Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement – corrisponde esattamente a quello incluso in un addendum di un contratto stipulato tra il governo degli Stati Uniti e Palantir risalente allo scorso anno. Lo stesso documento afferma che Palantir dovrebbe fornire “i servizi di configurazione e ingegneria” per ELITE e per altri strumenti utilizzati dall’ICE. Tale accordo supplementare da 29,9 milioni di dollari è stato sottoscritto a settembre e dovrebbe durare almeno un anno.

“Dall’inizio della seconda presidenza Trump, il numero di persone che si trovano detenute in strutture della Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha raggiunto numeri senza precedenti. Secondo i dati ufficiali pubblicati dall’agenzia, il dato è aumentato del 65% nel 2025”.

Anche se si è intensificata con il secondo mandato di Trump, la collaborazione tra Palantir e il governo americano non è una novità: l’azienda ha iniziato a vendere i suoi servizi alle agenzie federali dopo l’uccisione in Messico dell’agente ICE Jaime Zapata nel 2011, durante l’amministrazione Obama. Da quel momento, e dopo un’operazione che portò a centinaia di arresti in due settimane, Ia collaborazione non si è più interrotta.

Palantir, il cui valore di mercato supera i 400 miliardi di dollari, è stata al centro di numerose polemiche negli ultimi anni. L’azienda fornisce servizi sia a privati sia “al governo degli Stati Uniti e ai suoi alleati”, come confermato dal Chief Technology Officer (e luogotenente riservista dell’esercito degli Stati Uniti) Shyam Sankar in un’intervista al «New York Times». Secondo Sankar, la tecnologia di Palantir non raccoglie dati, ma serve ad aggregarli in modo coerente: l’azienda utilizza informazioni già in possesso dei governi e integra sistemi che normalmente non comunicano tra loro. Questa capacità di integrazione consente, come nel caso dei servizi offerti all’ICE, una profilazione molto più precisa dei soggetti. Questa tecnologia non viene però diffusa e utilizzata in maniera neutrale. Palantir ha una precisa agenda politica, e non fa nulla per nasconderla. Lo stesso CEO, Alex Karp, ha dichiarato che l’azienda “opera per difendere i valori occidentali”. Sia Thiel sia Karp sostengono pubblicamente Trump. 

Lo scrittore Michael Steinberger, che ha trascorso sei anni a intervistare Karp per il suo libro The Philosopher in The Valley: Alex Karp, Palantir and the Rise of the Surveillance State, ha raccontato in un’intervista al «New York Times» che la visione politica del CEO, cresciuto in una famiglia democratica di sinistra, risale agli eventi dell’11 settembre 2001. Da allora, la missione del filosofo-imprenditore sarebbe quella di proteggere la sicurezza e la capacità di leadership globale degli Stati Uniti. 

Ma Palantir collabora, tra gli altri, anche con i governi ucraino e israeliano. In questi ambiti – spiega sempre il CTO Sankar – l’azienda contribuisce alla cosiddetta “Kill-Chain”, ossia “il processo che porta dalle informazioni all’identificazione dei target per colpirli”. Secondo quanto raccontato su «TIME» da Bruno Macaes, un ex alto funzionario portoghese che lo scorso anno ha visitato la sede centrale di Palantir a Londra, “dal momento in cui gli algoritmi iniziano a lavorare per individuare i loro obiettivi fino a quando questi obiettivi vengono perseguiti non trascorrono più di due o tre minuti […]. Nel vecchio mondo, il processo poteva richiedere sei ore”.

Karp ha affermato che l’azienda “è responsabile per la maggior parte dei target russi colpiti dall’Ucraina”, e ha anche risposto alle accuse secondo cui Palantir avrebbe ucciso dei palestinesi a Gaza asserendo: “perlopiù terroristi, è vero”. 

Nel suo ultimo rapporto, From economy of occupation to economy of genocide, la Relatrice speciale sui territori palestinesi occupati alle Nazioni Unite, Francesca Albanese, ha accusato apertamente Palantir: 

“L’esercito israeliano ha sviluppato sistemi di intelligenza artificiale, come ‘Lavender’, ‘Gospel’ e ‘Where’s Daddy?’, per elaborare dati e generare elenchi di obiettivi, ridefinendo la guerra moderna e illustrando la natura duale dell’intelligenza artificiale,” si legge nel report, “Palantir Technologies Inc. […] ha ampliato il proprio sostegno all’esercito israeliano dopo l’ottobre 2023. Ci sono motivi ragionevoli per ritenere che Palantir abbia fornito una tecnologia di polizia predittiva automatica, un’infrastruttura di difesa fondamentale per la costruzione e l’implementazione rapida e su larga scala di software militari, e la sua piattaforma di intelligenza artificiale, che consente l’integrazione in tempo reale dei dati dal campo di battaglia per un processo decisionale automatizzato. Nel gennaio 2024, Palantir ha annunciato una nuova partnership strategica con Israele e ha tenuto una riunione del consiglio di amministrazione a Tel Aviv”. 

La dichiarazione ha spinto molti dipendenti a lasciare il lavoro

Quando si inizia a fare qualche ricerca su Palantir non è facile smettere: l’azienda sembra essere ovunque. In Europa, ha sedi in Italia, Francia, Germania, Svezia, Spagna, Olanda e Danimarca. Europol ha utilizzato il servizio Gotham per analisi di dati e antiterrorismo, mentre tra gli altri partner pubblici e privati figurano anche La Direzione Generale della Sicurezza Interna (DGSI) e la polizia danese.  

La condotta di Palantir ha suscitato moltissime critiche durante le proteste per la Palestina ed è stata oggetto di denunce pubbliche da parte di associazioni per i diritti umani. Palantir sostiene di fornire al governo i mezzi per “difendere l’Occidente”, ma diverse importanti ONG, tra cui Amnesty International, denunciano potenziali rischi legati all’uso dei suoi servizi da parte di agenzie federali.

In particolare, la denuncia di Amnesty si è concentrata sul supporto fornito da Palantir nell’individuare e targhettizzare gli studenti coinvolti nelle proteste per la Palestina negli Stati Uniti – in particolare studenti internazionali – e nel localizzare persone presenti sul territorio senza documenti. Secondo la ONG, gli strumenti offerti da Palantir rischiano di alimentare discriminazione e sorveglianza di Stato, violando il diritto alla privacy e alla libertà di espressione. “Le autorità statunitensi” afferma Amnesty “stanno utilizzando strumenti di sorveglianza automatizzati basati sull’intelligenza artificiale (IA) per prendere di mira deliberatamente i cittadini non statunitensi e mettere a rischio coloro che difendono i diritti dei palestinesi, nel contesto della continua repressione illegale dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo nel Paese”.

Amnesty ha esaminato la documentazione proveniente dagli archivi pubblici del Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) e i dati relativi agli appalti e alle valutazioni sulla privacy già resi pubblici, dimostrando che gli strumenti di intelligenza artificiale impiegati dal governo americano – tra cui Immigration OS di Palantir – “dispongono di funzionalità automatizzate che consentono il monitoraggio, la sorveglianza e la valutazione costanti e di massa delle persone, spesso allo scopo di individuare i cittadini non statunitensi”.

Secondo Erika Guevara-Rosas, direttrice senior per la ricerca, la difesa, le politiche e le campagne di Amnesty International, “è profondamente preoccupante che il governo degli Stati Uniti stia impiegando tecnologie invasive basate sull’intelligenza artificiale nel contesto di un programma di deportazioni di massa e di repressione delle espressioni filopalestinesi, causando una serie di violazioni dei diritti umani”. Guevara-Rosas aggiunge: “queste tecnologie consentono alle autorità di rintracciare e prendere di mira rapidamente gli studenti internazionali e altri gruppi di migranti emarginati su una scala e con una portata senza precedenti. Ciò ha portato a una serie di detenzioni illegali e deportazioni di massa, creando un clima di paura ed esacerbando l’effetto dissuasivo sulle comunità di migranti e sugli studenti internazionali nelle scuole e nei campus”.

La situazione diventa ancora più complessa se si considera che Palantir non è l’unica azienda a offrire servizi che combinano intelligenza artificiale e tecnologie di sorveglianza nel contesto pubblico. L’ICE, per esempio, utilizza anche un’app per il riconoscimento facciale, Mobile Fortify, sviluppata internamente dalla Customs and Border Protection (CBP). Mobile Fortify si basa su una banca dati di oltre 200 milioni di fotografie, incluse quelle scattate in aeroporto o alla frontiera al momento dell’ingresso negli USA che, una volta scattate, vengono conservate per 15 anni. Una recente indagine effettuata sempre da «404» ha inoltre rivelato che alle persone fermate dall’ICE non viene data la possibilità di rifiutare l’uso della app di riconoscimento – un’ulteriore potenziale violazione dei diritti dei cittadini. 

Davanti a un quadro come questo è necessario riflettere sul ruolo e sul significato di questi strumenti. Come le sfere di Tolkien, afferma il CEO Alex Karp, “la tecnologia di Palantir può essere usata nel bene o nel male”, ma sembra che la definizione di bene e male appartenga soltanto a chi possiede un capitale o un potere necessari per stabilirla. 

Matilde Moro

Matilde Moro è laureata in giornalismo nel 2019 alla University of Westminster di Londra, dove ha poi conseguito nel 2020 un Master in Human Rights, Culture and Social Justice alla Goldsmiths University. Ho collaborato, tra le altre, con «L’Espresso», «Lampoon Magazine», «MicroMega», «Marie Claire», scrivendo soprattutto reportage.

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