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Lucio Meola

Spin Time e la guerra del governo alle realtà solidali autogestite

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Spin Time, palazzo occupato nel cuore di Roma, è diventato negli anni un modello di welfare comunitario e autogestione urbana. Tra rischio di sgombero e mobilitazione cittadina, la sua storia si intreccia con quella di altre realtà solidali colpite dal governo in nome della rendita immobiliare.

“Je lo volemo fa’ ’n applauso a ’sta pischella?”. Paolo Perrini incita la folla, che risponde con un forte applauso. Una donna anziana, elegante e bardata con un semplice berretto blu, sale sul palco sostenendosi alle braccia dei vicini: è Luciana Castellina, politica e giornalista, fondatrice de «il manifesto». Si accomoda su una sedia di plastica, prende il microfono e si scusa, dice, perché parlerà seduta. Castellina è venuta a sostenere l’esperienza di Spin Time dal rischio sgombero, nell’assemblea del 10 gennaio scorso. Spin Time è il nome di un palazzo di dieci piani, nel rione Esquilino di Roma, occupato nell’ottobre 2013 dal movimento per il diritto all’abitare “Action”. Gli ex uffici dell’Inpdap (Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica) ospitano oggi più di quattrocento persone, centotrenta famiglie da quasi trenta paesi diversi, oltre a un nugolo di associazioni e altre attività.

Per Castellina, Spin Time è il segno della permanenza di una politica più antica, “il mausoleo a un modo di fare politica che oggi serve”, per cui “le cose non si chiedono, ma si fanno”. A Luciana Castellina Spin Time ricorda uno “sciopero a rovescio”, come quelli a cui partecipava da giovanissima a Primavalle. Gli scioperi a rovescio sono stati una forma di contestazione particolare, molto diffusa in Italia soprattutto nel biennio 1950-51. Come scrive Vittorio Foa, uno sciopero a rovescio è il “rovescio dello sciopero: far lavorare i disoccupati come forma di protesta” (Introduzione a Giuseppe Cantarano, Alla riversa: per una storia degli scioperi a rovescio, 1951-1952). I lavoratori non si astengono da un lavoro che hanno, ma prestano un’opera che non gli è stata richiesta. Gli scioperi a rovescio hanno preso forme diverse a seconda delle particolarità e dei bisogni dell’economia locale. Nel Nord industriale si costruiva di tutto, per interesse e impulso dei lavoratori: un trattore a Reggio Emilia, una nave a Sestri Ponente, addirittura un aereo a Sesto San Giovanni. Gli operai della FIAT progettano e costruiscono un nuovo modello di auto, la “vetturetta”, che presentano alla Festa dell’Unità di Torino nel settembre 1952. 

La caratteristica comune di queste forme di sciopero è la creatività: mentre negli scioperi “classici” i lavoratori si astengono dal lavoro, qui la classe deve organizzarsi, individuare un bisogno collettivo e trovare il modo di soddisfarlo. Nelle campagne del Centro e del Sud i bisogni sono spesso molto materiali: mancano strade, dighe e canali di irrigazione, e così i contadini li costruiscono. Alcune di queste proteste sono state immortalate dai registi Gillo Pontecorvo e Giuseppe De Santis, da giovani militanti del PCI. Nei video si vedono contadini e contadine che costruiscono una strada a Sonnino, in provincia di Latina. Sono seduti per terra, a gambe tese e aperte, come bambini che giocano con la sabbia. Rispondono alla disoccupazione e alla mancanza di infrastrutture occupandosi e costruendo infrastrutture.

Spin Time nasce con lo stesso spirito. Gli ex uffici dell’Inpdap all’angolo tra via Statilia e via di Santa Croce in Gerusalemme iniziano a essere dismessi nel 2003 e vengono progressivamente abbandonati. Il Ministero dell’Economia trasferisce il palazzo al Fondo Immobili Pubblici, amministrato dalla società Investire SGR, con una forma di privatizzazione cervellotica e mascherata. Investire SGR è controllata a sua volta da Banca Finnat Euramerica, di proprietà della famiglia Nattino da cinque generazioni. L’importanza di Banca Finnat si deve a Giampietro Nattino, uno dei più importanti banchieri romani, che ha accompagnato l’ascesa di gruppi come Webuild e Caltagirone, e padre dell’attuale amministratore delegato, Arturo Nattino. Anche nella direzione contemporanea di Banca Finnat compaiono nomi illustri, legati alla grande economia e alla nobiltà italiana. Il presidente Marco Tofanelli è anche presidente di Assoreti, l’associazione delle reti dei consulenti finanziari italiani; il vicepresidente è invece Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli e discendente di Urbano Rattazzi, presidente del Consiglio nel 1862 e 1867. Il Fondo Immobili Pubblici è scaduto nel 2025: l’anno scorso Investire SGR avrebbe dovuto vendere gli immobili e distribuire il ricavato agli investitori. La vendita è stata prorogata al 2027: per aumentare ulteriormente i proventi, dicono da Spin Time.

Contro questa proprietà, per rispondere a un’emergenza abitativa, il movimento “Action” di Andrea Alzetta occupa l’edificio nell’ottobre del 2013, trasformando gli uffici in abitazioni. Inizia da allora l’esperienza di Spin Time, che nasce come occupazione per il diritto alla casa ma negli anni diventa molto di più. “Il palazzo è abitato anche da chi non ci vive”, conferma Enrico Dell’Amico, che spiega l’organizzazione interna. La direzione di Spin Time è democratica e affidata a un consiglio: l’assemblea plenaria degli abitanti elegge i membri del suo comitato esecutivo, in carica quattro anni, attualmente a maggioranza femminile; le ventiquattro associazioni si riuniscono invece in un’assemblea di gestione. L’assemblea delle associazioni e il comitato degli abitanti compongono il consiglio generale che governa Spin Time, che si occupa dei temi di interesse di abitanti e frequentatori (educazione e cultura, welfare comunitario, lavoro e formazione). Grazie a questa organizzazione, associazioni e abitanti partecipano insieme alla direzione del palazzo.

Questa struttura coordina un insieme ampio di associazioni e attività. Ci sono una serigrafia, una falegnameria, un barbiere, uno studio di registrazione, un’osteria a prezzi popolari. Per svagarsi e costruire comunità ci sono il ControCoro e un laboratorio di teatro. Tra i servizi ci sono un doposcuola gratuito per i bambini, un presidio dell’ASL, un’associazione che aiuta le persone migranti e richiedenti asilo a far valere i propri diritti e un’associazione di distribuzione di pacchi alimentari che assiste 230 famiglie, la maggior parte delle quali esterne al palazzo. Nei locali di Spin Time si riuniscono associazioni studentesche come la Rete degli Studenti, ma anche Slow Food e Mediterranea. Nel garage del palazzo, dall’ingresso di via Carlo Emanuele, ha sede la rivista Scomodo, che ospita in redazione solo persone sotto i trent’anni. Prima della portineria c’è Rework, uno spazio di coworking aperto a persone esterne al palazzo, nato come una “lotta contro l’isolamento” subito da freelance e persone che lavorano a distanza e che vogliono “affiancare la socialità alla produttività”. Lo sciopero al contrario di Spin Time non ha costruito una strada, ma una città intera. 

Oltre alla varietà delle attività, aperte a tutta la cittadinanza, Spin Time è economicamente conveniente. L’associazione Open Impact dell’Università Bicocca di Milano, che si occupa di valutare l’impatto sociale ed economico di progetti ed entità, ha pubblicato nel 2022 uno studio proprio su Spin Time. Dal report emergono risultati significativi, soprattutto sull’istruzione: mentre nel comune di Roma undici studenti su cento non completano l’istruzione obbligatoria, tra gli abitanti di Spin Time la dispersione scolastica è zero. Nonostante lamentino mancanza di privacy (per i bagni e le cucine comuni), l’83% degli abitanti del palazzo sente di fare parte della sua comunità. Anche i risultati economici sono notevoli: Open Impact calcola un costo totale di 36,7 milioni di euro per acquistare e mettere in regola il palazzo, a fronte di un ritorno potenziale di 71,6 milioni. Quasi il doppio.

Dopo la presentazione dello studio, la giunta Gualtieri ha manifestato più volte l’intenzione di acquistare Spin Time: l’assessore Andrea Catarci ha definito il palazzo “un modello da esportare nei territori, un’esperienza che non può e non deve essere affrontata dal punto di vista dell’ordine pubblico”. Il Piano Casa del 2023 prevedeva l’acquisto e la regolarizzazione del palazzo, ma la proprietà ha sempre respinto le offerte del comune, intendendo trasformare Spin Time in un hotel di lusso in vista del Giubileo. Visto il rifiuto di Investire SGR, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi vuole accelerare lo sgombero, ma sembrava inizialmente dubbioso anche il prefetto di Roma Lamberto Giannini, che nell’ottobre 2023 incontrò alcuni rappresentanti del palazzo in mobilitazione. Del resto, Piantedosi ha ignorato il dialogo tra realtà sociali e comuni anche a Torino e Milano, disponendo lo sgombero con la forza di due realtà storiche come l’Askatasuna e il Leoncavallo.

La qualità dei servizi offerti gratuitamente e la contrarietà dei prefetti non sono servite da obiezioni a Torino. L’Askatasuna, occupato dal 1996, è stato sgomberato il 18 dicembre scorso, forse contro la volontà del questore Paolo Sirna, trasferito a Reggio Calabria proprio nei giorni a ridosso dell’operazione. “Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro paese”, tuona Piantedosi su Facebook. La violenza di Askatasuna, in quasi trent’anni di occupazione, ha prodotto un doposcuola, eventi aperti al quartiere Vanchiglia, una palestra popolare e corsi di italiano. All’inizio del 2025 delle persone che frequentavano il centro sono state condannate per azioni contro i cantieri della TAV: tanto è bastato per cancellare ogni tentativo di regolarizzazione, che pure il sindaco Stefano Lo Russo aveva avviato. 

Anche a Milano, dopo lo sgombero del centro sociale Leoncavallo, il sindaco Beppe Sala ha dichiarato di non essere stato informato dell’operazione. Il Leoncavallo è nato addirittura nel 1975, di nuovo per fornire servizi in quartieri periferici e operai. Dopo un primo sgombero, nel 1994 il Leoncavallo si è spostato nell’ex cartiera di via Watteau: “le occupazioni sono un mezzo, non un fine”, spiega un giovane militante torinese a «La Stampa» nel 2002; “un posto vale l’altro”. La nuova sede è di proprietà della famiglia Cabassi, proprietaria di uno storico gruppo di costruttori che controlla la più antica società per azioni italiana, la Bastogi. In questa sede il Leoncavallo ha organizzato corsi di italiano e di inglese, laboratori teatrali, un’osteria a prezzi popolari e un’infinità di concerti con ospiti internazionali, tra cui Fugazi e Public Enemy. Gli eventi e i concerti al Leoncavallo sono stati così importanti per Milano che a uno di questi partecipò, per sua stessa ammissione, persino un giovane Matteo Salvini, la cui frequentazione del centro sociale è stata ingigantita fino a farne un frequentatore abituale. Il 21 agosto 2025 è iniziato lo sgombero dell’ex cartiera: anche in questo caso, per Piantedosi è “ristabilita la legalità”, mentre l’ex cartiera tornata ai Cabassi è abbandonata da cinque mesi, scrivono gli attivisti sul loro sito. In entrambi i casi il Governo ignora i servizi offerti gratuitamente, i vuoti istituzionali colmati, il rapporto con i quartieri, la costruzione di un modello di comunità più umano e inclusivo. In nome della proprietà come diritto astratto, nel caso del Leoncavallo; smantellando un’esperienza collettiva per punire alcuni individui, nel caso dell’Askatasuna.

Nel dicembre 2025 gli abitanti di Spin Time temono sia arrivato anche il loro turno. “Abbiamo passato un Natale con l’ansia di essere buttati fuori”, confessa Maria, che vive nel palazzo. “Abbiamo saputo del rischio di sgombero da un articolo de ‘Il Tempo’”, racconta Enrico. La mobilitazione parte subito dopo Natale, con l’appello firmato da registi e attori (tra cui anche Sabina Guzzanti, autrice nel 2021 di un documentario sul palazzo, Spin Time – Che fatica la democrazia!) e l’assemblea del 10 gennaio. “Roma è tutta qui”, recita lo striscione appeso di fronte all’ingresso del palazzo, e gli abitanti lo sentono e lo vedono. Anche stavolta sembra che il Partito Democratico sostenga l’esperienza: all’assemblea è presente Marta Bonafoni, consigliera regionale in Lazio e coordinatrice della segreteria nazionale del partito; Enzo Foschi, segretario del PD Roma, esprime preoccupazione e solidarietà. Il Comune, per il momento, non ha commentato. 

Prima di iniziare l’assemblea il ControCoro intona delle canzoni insieme alla folla. A mano a mano, Bella Ciao, El Pueblo Unido Jamás Será Vencido. L’unione si allarga: il 10 gennaio c’è anche la cittadinanza a cantare e a difendere Spin Time. Alla domanda su cos’è cambiato dopo il rischio sgombero, Enrico non ha dubbi: “alla paura è subentrata una spinta notevole, sia nella parte sociale sia in quella abitativa”. Si farà un documento, ci sarà un’organizzazione più estesa. Spin Time, dice Enrico, ha anche la responsabilità politica di far convergere forme diverse di organizzazione politica (centri sociali, associazioni e partiti) e di coordinare la loro azione. Il 21 gennaio Rework ha presentato un nuovo progetto, in collaborazione con Refugees Welcome, per incentivare la collaborazione tra chi lavora al coworking e gli abitanti, con delle attività di tutorato e formazione professionale. Dopo la presentazione, si beve al bar e si mangia in osteria, gratis: “la parola d’ordine è sempre mettere in relazione, creare comunità”. Nel caso di Spin Time, la mobilitazione interna e il sostegno di artisti, movimenti e cittadini hanno evitato per il momento la soluzione violenta a difesa, nuovamente, di una proprietà come diritto astratto e antisociale. Da un lato gruppi finanziari e immobiliari, difesi militarmente da una presunta destra sociale, dall’altro una cittadella solidale che resiste continuando a creare comunità e offrire servizi.

Lucio Meola

Lucio Meola frequenta la Scuola di giornalismo “Lelio Basso”.

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