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Alessandro Volpi

Tutti i modi in cui Donald Trump si sta arricchendo

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Grazie a guerre, criptovalute e investimenti opachi, il presidente degli Stati Uniti ha quasi raddoppiato il suo patrimonio. Come ha fatto?

a) Un’organizzazione rodata

Trump sta sfasciando l’economia europea nel tentativo di salvare dal disastro quella degli Stati Uniti, ma intanto fa una montagna di soldi. Secondo le stime di Forbes e Bloomberg, il suo patrimonio è passato dai circa 3,9 miliardi di dollari della fine del 2024 a un picco di 7,3 miliardi di dollari nel settembre 2025. La presidenza ha dunque sicuramente giovato alle sue fortune personali riunite nella Trump Organization, un conglomerato di circa 500 entità legali in gran parte nella forma delle Limited Liability, società a responsabilità limitata. Accanto a questa organizzazione complessa, di cui Trump è l’unico proprietario, esistono altre realtà dove il presidente è socio maggioritario: la più nota è Trump Media & Technology Group, che a differenza della Trump Organization, è una public company quotata al Nasdaq di cui Donald Trump possiede la maggioranza delle azioni. Si tratta della società madre di Truth Social, che ha certamente beneficiato, anche sul piano finanziario, della sua elezione. Ma, soprattutto, ha sfruttato questo ruolo per ampliare il proprio raggio d’azione, estendendosi alle attività fintech e al settore dell’energia nucleare.

In questo contesto nasce Truth.Fi, frutto della fusione con TAE Technologies, verso cui si concentrano le attenzioni del Pentagono e del Dipartimento dell’Energia.

Ma il vero punto di forza delle sorti economiche di Trump è diventata World Liberty Financial, la creazione più recente, sviluppata tra il 2024 e il 2025. Non è tecnicamente parte della Trump Organization, perché si tratta di una partnership gestita dai figli Eric e Don Jr. insieme a soci “esterni”, tra cui Barron Trump — il quinto figlio di Donald, l’unico avuto da Melania — nominato per le sue idee “visionary”. 

Tale società è finalizzata, in maniera esclusiva, alla realizzazione  e alla gestione delle criptovalute. Solo nella prima metà del 2025, la Trump Organization ha guadagnato circa 800 milioni di dollari proprio dal settore crypto e dai trasferimenti della WLF. Questa cifra ha eclissato i ricavi delle attività tradizionali (golf e hotel), che nello stesso periodo hanno generato solo 62 milioni. Circa 463 milioni di dollari sono arrivati infatti dalla vendita dei token WLF e altri 336 milioni dal successo di memecoin legati al brand che richiamano la simbologia dello stesso presidente e di sua moglie Melania. Un particolare successo ha riscosso la Stablecoin USD1, la stablecoin di famiglia, destinata a ricevere un grande impulso da investitori esteri, tra cui una società legata al governo degli Emirati Arabi Uniti che ha acquistato una quota del 49% della società per 500 milioni di dollari. 

La presidenza è stata utilizzata poi per confezionare il modello delle Licenze. In progetti come quelli realizzati in Arabia Saudita, Oman o India, la famiglia Trump non mette necessariamente il capitale  ma viene creata una società ad hoc (come nel caso di Trump Marks Jeddah LLC) che riceve royalty dai costruttori locali in cambio dell’uso del brand e del management. Il brand Trump è stato ampiamente adoperato dal genero Jared Kushner per le sue omonime Companies ed inserito nel progetto Gaza Resort che intende trasformare una colossale e disumana cancellazione di una popolazione in un progetto immobiliare con una regia chiara e finanziatori ben definiti. Il promotore  è proprio Jared Kushner, genero di Trump, che ha usato nell’operazione il suo fondo, Affinity Partners, di cui sono finanziatori di rilievo il Public Investment Fund, un fondo sovrano dell’Arabia Saudita, la Qatar Investment Authority e Lunate Capital LLC con sede ad Abu Dhabi. 

Per gestire le accuse di conflitto d’interesse durante il mandato presidenziale, gli asset di Trump sono stati almeno parzialmente inseriti in un Donald J. Trump Revocable Trust (un tipo di trust che prevede un’autonomia limitata dei trustee), di fatto affidato ai due figli, stabilendo anche da questo punto di vista una novità rispetto alla consuetudine dei presidenti di affidarsi a più vincolanti Blind Trust, che implica la perdita di controllo dei beni. Certo il perimetro degli affari trumpiani è molto più ampio di quello di suoi molti predecessori. 

b) Le commesse

Per la prima volta nel 2026, il Dipartimento della Difesa ha creato una voce di spesa specifica e isolata per i sistemi autonomi. Di questi 15 miliardi, ben 9,4 miliardi di dollari sono destinati esclusivamente ai veicoli aerei a comando remoto e autonomi (dai grandi Global Hawk ai droni tattici). Circa 2,4 miliardi di dollari sono stanziati per droni di superficie (navi senza equipaggio) e sottomarini autonomi. Esiste poi il “Drone Dominance Program”, con la copertura iniziale di 1 miliardo di dollari. Lanciato dal Segretario Pete Hegseth e finanziato attraverso il cosiddetto “Big Beautiful Bill”, questo programma è il cuore della produzione di massa di droni di piccole dimensioni Dopo il parziale successo di Replicator 1, la versione 2.0, inclusa nel budget 2026, si è focalizzata sulla difesa dai droni (Counter-UAS) e ha ricevuto lo stanziamento di 3,1 miliardi di dollari indirizzati a tecnologie capaci di abbattere droni nemici a basso costo. Di questo stanziamento federale la famiglia Trump sta ampiamente beneficiando. Powerus è  la società “campione” della famiglia. Attraverso un reverse merger, un’operazione che consente la quotazione senza passare per un’offerta pubblica d’acquisto e coinvolgendo una società di gestione di campi da golf (Aureus Greenway), Powerus sta per entrare al Nasdaq. La società punta a produrre 10,000 droni al mese, inclusi modelli pesanti da trasporto e sistemi per la difesa tattica. Eric e Donald Jr., i figli di Trump, detengono quote significative anche in Unusual Machines (componentistica per droni) e hanno investito 1,5 miliardi di dollari nell’israeliana Xtend, che fornisce sistemi operativi basati su AI per droni militari già impiegati nei conflitti attuali.  Il valore di queste aziende è decuplicato dall’inizio del conflitto con l’Iran (28 febbraio 2026), poiché la domanda e le commesse di “droni sacrificali” e sistemi di sorveglianza sono esplose. 

Se allarghiamo l’orizzonte, è facile individuare i beneficiari di queste spese pubbliche: in primo luogo le Big Three, azioniste delle principali società di produzione di droni militari; poi gli amici di Trump, Peter Thiel e Palmer Luckey; e, naturalmente, la famiglia Trump.

Per effetto di simili iniziative, solo dall’inizio della guerra in Iran, il patrimonio dei Trump è cresciuto sensibilmente: tra l’aumento del titolo della sua società “tecnologica”, la valorizzazione delle partecipazioni legate ai droni e la speculazione sulle sue criptovalute, il presidente degli Stati Uniti avrebbe guadagnato 700 milioni di dollari.

c) Il comitato d’affari

Una considerazione a parte merita la vicenda del Board of Peace, la cui prima riunione ne ha confermato la natura di colossale comitato d’affari, messo in piedi da Trump e dalla sua cerchia, guidata da Witkoff, Kushner e Marc Rowan. Proprio l’intervento del CEO di Apollo Global Management è stato chiarissimo.

Il Board si occuperà subito della realizzazione di un gigantesco progetto immobiliare, centrato sulla costruzione di 100 mila nuove abitazioni a Rafah, con l’obiettivo di trasformarla in un “hub” di qualità, collegato a Egitto, Israele, Giordania e Arabia Saudita, e destinato a valorizzare l’intera area costiera.

In tutto ciò, un ruolo centrale sarà svolto da Apollo Global Management: uno dei fondi più rilevanti al mondo, che gestisce circa 700 miliardi di dollari di asset, raccolti anche attraverso la propria rete assicurativa, Athene, in cui confluiscono i fondi pensione di numerose categorie professionali di diversi paesi.

Questi risparmi diffusi vengono impiegati soprattutto in progetti di finanziamento immobiliare, come avverrà a Rafah. A questa attività Apollo affianca il private equity, acquistando e rivendendo aziende con estrema rapidità.

In questo senso, la costruzione della nuova Rafah rappresenta la destinazione — che dovrà essere decisamente remunerativa — di un risparmio diffuso, in primo luogo quello dei futuri pensionati, raccolto da Apollo e da altri fondi legati a Rowan. Tra questi, Affinity Partners di Jared Kushner e diversi soggetti vicini all’entourage di Trump e persino alla sua amministrazione: Kantor Fitzgerald, legato al segretario al Commercio Lutnick; Key Square Group, associato al segretario al Tesoro Bessent; e Liberty Strategic Capital di Steven Mnuchin, già segretario al Tesoro nel primo mandato trumpiano.

In sintesi, un ampio network di operatori finanziari, a cui si affiancano il PIF (Public Investment Fund) dell’Arabia Saudita, Mubadala e ADIA — fondi sovrani degli Emirati Arabi Uniti — e la Qatar Investment Authority (QIA).

In questo quadro, la strategia di Trump appare chiara: integrare i fondi arabi nel comitato d’affari in cambio del loro impegno ad acquistare titoli del debito federale statunitense, oggi in difficoltà, e a finanziare le imprese di “famiglia”.

Il Board of Peace, creato e controllato da Trump e dai suoi sodali, con cui il presidente punta a esercitare un’influenza sulle Nazioni Unite, appare dunque come uno strumento concepito per generare profitti per un’élite, coinvolgendo al tempo stesso risparmiatori di tutto il mondo attraverso il consueto meccanismo dei fondi pensione.

In questa logica rientrano anche i progetti della Trump Tower Jeddah e della Trump Plaza Jeddah, così come gli hotel di lusso in Oman, nelle Maldive e in India, con il lancio del Trump World Center Pune, il primo edificio puramente commerciale del brand nel paese.

Per i Trump, la guerra si rivela così un affare estremamente redditizio.

Alessandro Volpi

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Il suo ultimo libro è I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia (Laterza, 2024)

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