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Vogliamo tutti essere felici (in un modo o nell’altro)

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Felicità

Per qualcuno felicità è immergersi in una vasca piena di birra, per altri sposarsi imbracciando un fucile AR-15. Una selezione di dieci momenti, espressione della felicità contemporanea, che fanno emergere un dubbio: forse non è il sentimento che condividiamo di più.

Da sempre la felicità è la cosa più universalmente desiderata, tutti la vogliono, anche se nessuno la intende allo stesso modo. La nostra epoca l’ha trasformata in un imperativo: bisogna essere felici, e bisogna soprattutto sembrarlo, documentarlo, esibirlo. Ma la felicità non è mai un fatto neutro. È sempre costruita su un immaginario preciso, e spesso realizzato a spese di altri. C’è la felicità che si dichiara con un fucile in mano e quella che si canta in un cartone animato di propaganda. C’è la felicità performativa dei balletti di guerra e quella selettiva di chi sorride mentre, fuori campo, resta tutto ciò che non si vuole far vedere. C’è la gioia che convive con la morte nello stesso fotogramma e quella che nasce dalla morte del nemico.

Le immagini che abbiamo raccolto raccontano una felicità quasi sempre obliqua, scomoda, contraddittoria. Perché quando la si guarda davvero, rivela molto più di quanto vorrebbe: rivela cosa siamo disposti a celebrare, cosa scegliamo di ignorare, di chi è la gioia che conta e di chi è il dolore che ci permettiamo di non vedere. Festeggiare è anche un atto politico, un modo di dire chi siamo e da che parte stiamo. E a volte la cosa più rivelatrice di una società non è ciò che la rende infelice, ma ciò per cui decide di gioire.

Eppure, in mezzo a tutto questo, ogni tanto si apre uno spiraglio di felicità autentica, disarmata, senza secondi fini: un vecchio immerso fino al collo in una vasca di birra, con la faccia di chi non desidera niente di più. Dieci immagini per dieci modi di essere, sembrare, o fingersi felici.

Texas, Stati Uniti d’America, dicembre 2025.

1

Nel dicembre 2025, Kyle Rittenhouse – accusato di aver ucciso due persone durante le proteste di Black Lives Matter, poi assolto per legittima difesa – è tornato sui social per annunciare il suo matrimonio. Le foto mostrano la sposa, Bella, in abito bianco con un fucile AR-15 dal mirino rosa in mano, e lui in completo blu con una pistola. “Sei mesi fa ho preso la decisione migliore della mia vita e ho sposato la mia migliore amica”, ha scritto, annunciando anche il ritorno “in the fight”. La felicità coniugale sembra inseparabile dall’arma che ha reso Rittenhouse famoso. Il fucile non è un dettaglio: è il senso stesso della foto. È identità, appartenenza politica, dichiarazione d’amore e di guerra insieme. Per una parte d’America, questa è felicità autentica – la famiglia, il Secondo Emendamento, la fede, l’orgoglio di essere “based”. Per un’altra parte, è un’immagine grottesca che trasforma la celebrazione della vita in feticcio della morte. Ma il punto è proprio questo: la felicità non è mai neutra. È sempre costruita su un immaginario preciso. E in questo immaginario, l’amore eterno si dichiara con un AR-15 in mano.

India, dicembre 2025.

2

Alla vigilia della visita di Vladimir Putin a Nuova Delhi, nel dicembre 2025, il canale televisivo India Today ha mandato in onda un cartone animato. I protagonisti: Putin e il primo ministro Narendra Modi, che cantano una vecchia canzone d’amicizia mentre sfrecciano insieme su una motocicletta con sidecar, tra pozzi petroliferi e sistemi missilistici russi S-400 sullo sfondo. La scena madre si svolge in due distributori di benzina ai lati opposti della strada: uno russo, uno americano. A quello americano c’è Donald Trump che porge la pompa, ma Modi non lo degna di uno sguardo, fa il pieno dal lato russo, gli ruba pure il cappello e riparte felice insieme al Putin animato. È propaganda, ovviamente; una celebrazione gioiosa di un’alleanza geopolitica costruita su petrolio e armi. Ma è il tono a colpire: la felicità di due leader che si tengono per mano, si abbracciano, cantano. La geopolitica trasformata in bromance da musical, l’amicizia tra autocrati venduta come commedia romantica. La cosa più inquietante non è la propaganda in sé, ma quanto sia allegra, colorata, contagiosa. La felicità è diventata uno strumento diplomatico. E funziona meglio di mille comunicati.

Afghanistan, luglio 2025.

3

Nel luglio 2025, l’agenzia di viaggi Raza Afghanistan ha diffuso un video promozionale per invitare i turisti americani a visitare l’Afghanistan. Il video si apre con una scena identica a un filmato di esecuzione: uomini armati e con la barba in piedi dietro tre persone inginocchiate, sacchi neri in testa. “Abbiamo un messaggio per l’America”, dice uno degli uomini fissando in camera. Poi solleva il sacco e rivela un ragazzo occidentale sorridente che fa un pollice in su e dice: “Benvenuti in Afghanistan!”. Segue un montaggio di turisti che si tuffano nei laghi, mangiano cibo locale nelle tende, provano vestiti al mercato, giocano con i bambini (e maneggiano fucili). Il messaggio è chiaro: l’Afghanistan dei Talebani è un posto felice, sicuro, accogliente. La felicità qui è strumento di rebranding, dark humour che gioca sull’immaginario del terrore per ribaltarlo. Ma è una felicità confinata: nessuno di quei video mostra le donne afghane, escluse dall’università e dalla maggior parte dei lavori. La felicità dei turisti occidentali in cerca di “danger tourism” è costruita sull’invisibilità di chi quella felicità non può permettersela. Sorridi, fai il pollice in su. Il resto resta fuori campo.

Myanmar, dicembre 2024.

4

Dalla fine del 2023, le forze ribelli del Myanmar (coalizioni di gruppi etnici e milizie pro-democrazia nate dopo il colpo di stato militare del 2021) hanno strappato alla giunta una città dopo l’altra. E per festeggiare ogni conquista, hanno fatto quello che oggi fa chiunque: i balletti su TikTok. Nel dicembre 2024 circolavano video di combattenti che, davanti a villaggi e basi appena prese, si cimentavano nelle coreografie virali del momento, armi a tracolla, sorrisi e movenze sincronizzate. È la “TikTokizzazione della guerra”: la vittoria militare celebrata con la stessa grammatica di un trend qualsiasi, indistinguibile da migliaia di altri video di ballo. C’è qualcosa di disorientante in quelle immagini, ed è la coesistenza tra la guerra vera, con i suoi morti, e la felicità performativa del balletto. Ma forse è anche un modo profondamente umano di gestire l’orrore: trasformare la conquista in gioia condivisibile, rendere la liberazione qualcosa che assomiglia a una festa. La felicità qui è resistenza e propaganda insieme. È il modo in cui una generazione cresciuta sui social racconta la propria guerra, non con il linguaggio epico dei comunicati, ma con quello allegro e immediato del trend. Si combatte, si vince, si balla.

Aleppo, Siria, dicembre 2024.

5

Nel dicembre 2024, dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad e la fuga del dittatore a Mosca, i ribelli di Hayat Tahrir al-Sham hanno conquistato le sue residenze. Tra Damasco e Aleppo, nei palazzi saccheggiati, sono spuntati album fotografici privati: Assad in costume da bagno che flette i bicipiti, suo padre Hafez in pose da culturista, e scatti di vacanza al mare. In una di queste foto, ritrovata ad Aleppo, si vede un giovane Assad in barca con altre persone, tutti in costume, sorridenti, rilassati. È una foto di felicità ordinaria: un momento di vacanza come ne abbiamo tutti negli album di famiglia. Ora che per Assad tutto è crollato (il regime, il potere, la patria), i ribelli che frugano tra le sue cose non si limitano a portargli via i palazzi, le auto di lusso, i lampadari. Si appropriano anche della sua felicità passata, la tirano fuori dai cassetti e la espongono al ridicolo collettivo. Quella giornata di sole al mare, custodita per decenni come ricordo intimo, diventa materiale virale, oggetto di sberleffo. C’è qualcosa di profondamente umano in questa vendetta: dopo aver subito per anni l’immagine costruita e intoccabile del raìs, i siriani si prendono il piacere di guardarlo per com’era davvero. Un uomo in costume, niente di più. Quando sei felice, facci caso.

Caracas, Venezuela, aprile 2024.

6

Nell’aprile 2024, il politico di opposizione venezuelano David Uzcátegui ha organizzato una festa di compleanno per una buca. Non per una persona: per una voragine nell’asfalto di una strada di Caracas, rimasta lì non riparata per due anni interi. Torta con le candeline, cerchio di persone intorno, canzone di auguri cantata in coro. La “festeggiata” era la buca. È protesta sotto forma di parodia: usare il rituale più gioioso che esista, il compleanno, per denunciare l’incuria di un’amministrazione che lascia marcire le proprie strade. La felicità diventa arma retorica, lo strumento perfetto per rendere visibile l’assurdo. Compi due anni, cara buca, e nessuno ti ha riparato. La cosa più efficace di questa trovata è la sua universalità: la buca venezuelana parla a chiunque viva in una città dove la politica ha smesso di prendersi cura dei cittadini, da Caracas a Roma. La festa di compleanno è finta, ma il messaggio è serissimo. A volte, per dire che siamo profondamente infelici, serve organizzare una festa.

San Pedro, Sinaloa, Messico, settembre 2023.

7

Nel settembre 2023, in una hacienda di San Pedro, vicino a Culiacán, una coppia messicana stava festeggiando un gender reveal party. Circondati da palloncini rosa, azzurri e dorati, gli invitati aspettavano di sapere il sesso del nascituro. Per l’occasione, i futuri genitori avevano ingaggiato un pilota che doveva sorvolare la festa con un piccolo aereo e rilasciare del fumo colorato. L’aereo è passato basso, ha liberato il fumo rosa (è una femmina!), poi una delle ali si è piegata di colpo verso l’alto e il velivolo è precipitato in un campo poco lontano. Nell’incidente il pilota, Luis Ángel, trentadue anni, ha perso la vita. Ed è qui che l’immagine diventa insostenibile: nel video, gli invitati continuano a sorridere e ad abbracciarsi, ignari, festeggiando la bambina in arrivo mentre alle loro spalle un uomo muore. La gioia e la morte coesistono nello stesso fotogramma, divise da pochi metri e da una totale inconsapevolezza. Mentre una famiglia tocca il picco della propria felicità, una vita si spegne nel campo accanto, e nessuno se ne accorge. La felicità è quasi sempre cieca a ciò che le accade intorno. Festeggiamo, abbracciamo, esultiamo, e intanto il mondo continua a essere anche un posto dove si muore. A volte proprio alle nostre spalle, mentre guardiamo dall’altra parte sorridendo.

Berlino, Germania, ottobre 2023.

8

Nell’ottobre 2023, all’indomani degli attacchi di Hamas del 7 ottobre, nel distretto berlinese di Neukölln alcuni militanti del movimento Samidoun hanno distribuito dolciumi per strada per festeggiare. Le immagini hanno fatto il giro del mondo, suscitando indignazione, e poco dopo il governo tedesco ha messo l’organizzazione fuori legge. La distribuzione di dolci dopo gli attentati è una pratica diffusa in Palestina e nei paesi limitrofi: serve ai gruppi armati per autocelebrarsi e consolidare il legame con la popolazione, oppure per manifestare adesione alla causa da parte di cittadini e comunità della diaspora. La storia è piena di celebrazioni della violenza, da ogni parte. Col tempo la stessa pratica infatti è stata adottata anche da coloni ed estremisti israeliani per festeggiare l’uccisione di palestinesi: un rapper di estrema destra è stato visto distribuire baklava alle auto di passaggio dopo un’operazione delle IDF. La felicità per la morte del nemico è un sentimento antico e universale, e proprio per questo inquietante. Non conosce bandiere.

New York, Stati Uniti d’America, luglio 2025.

9

Il 2 luglio 2025, fuori dal tribunale di Manhattan, alcuni sostenitori di Sean “Diddy” Combs hanno festeggiato spruzzando baby oil sulla folla. Il rapper e produttore era appena stato assolto dalle accuse più gravi (associazione a delinquere e traffico sessuale) e condannato solo per due capi d’imputazione minori legati alla prostituzione. Durante il processo, l’olio per neonati era diventato un dettaglio centrale: gli ex assistenti avevano testimoniato di doverne riempire le stanze d’albergo per i “Freak Offs”, le feste a base di droga e sesso che Combs orchestrava. Così, all’annuncio del verdetto, i fan hanno trasformato proprio quel prodotto in strumento di celebrazione, spruzzandolo in aria. “If you don’t slip, you must acquit”, scherza uno di loro, parafrasando il celebre slogan del processo a O.J. Simpson. È una felicità grottesca, che fa festa con il simbolo stesso degli abusi contestati. Le accuse parlavano di donne, coercizione, violenza, e alcune cause civili ancora aperte parlano di vittime minorenni. Ma fuori dal tribunale tutto questo svanisce, sostituito dall’euforia per la “vittoria” del proprio rapper preferito. La felicità collettiva può nascere anche dalla rimozione: festeggiare significa, a volte, scegliere di non vedere. E l’olio spruzzato in aria è la prova che il dolore di qualcuno può sempre diventare lo spettacolo di qualcun altro.

Polonia, luglio 2023.

10

Nel luglio 2023, Lech Wałęsa, ex leader di Solidarność, primo presidente della Polonia post-comunista e premio Nobel per la pace nel 1983, ha pubblicato sui suoi social una foto in cui se ne sta beatamente immerso fino al collo in una vasca da bagno piena di birra. L’espressione è quella di un uomo perfettamente sereno, in pace col mondo. C’è qualcosa di irresistibilmente comico in quell’immagine, e infatti sembra la versione reale di un meme molto popolare: quello del “Pond Sage”, l’uomo corpulento che fa il bagno appagato in uno stagno irlandese, accompagnato dalla didascalia “unbothered, moisturized, happy, in my lane, focused, flourishing”. Wałęsa nella vasca di birra è esattamente questo: l’incarnazione perfetta di una beatitudine totale, senza pensieri. I bagni nella birra sono una vera pratica termale dell’Europa centrale, ma non è questo il punto. Il punto è che in quella vasca vorremmo esserci tutti.

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Iconografie XXI è un collettivo e un progetto multimediale di ricerca e analisi su immagini, politica e società nel contemporaneo.

 

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