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Giovanni Solimine

Vogliamo buoni libri da leggere (e vogliamo che a leggerli siano in tanti). Una risposta al pezzo “L’editoria e i tassisti: note a chiusura del Salone del Libro di Torino”

Lagioia Cover

È vero che mancano politiche per l'editoria libraria, ma c'è un vasto capitale sociale che va mobilitato per una maggiore circolazione dei libri. Una risposta di Giovanni Solimine a Nicola Lagioia.

Condivido parola per parola le considerazioni di Nicola Lagioia sull’assenza di politiche per l’editoria libraria, rese ancora più amare dalla constatazione del successo del Salone di Torino e dai tanti segnali di vitalità che il settore esprime.

Desidero solo sottolineare alcuni aspetti del suo intervento. Lagioia parla di “un mercato più solido di quanto si creda” e i numeri lo confermano. Ne ricordo soltanto due, che confermano che stiamo parlando di un comparto tra i più importanti nell’industria culturale italiana. 

Fino al 2023 il valore economico del mondo dei libri ha avuto il primato tra i diversi ambiti e ora è seconda soltanto alle spese sostenute dagli italiani per abbonamenti alle pay tv (il cui fatturato, però, è sostenuto dagli eventi sportivi e dal fortissimo calo della tv generalista), ma è pur sempre sette volte più grande del box office delle sale cinematografiche (per arrivare a un fatturato paragonabile a quello del mercato librario non basta sommare gli incassi dei concerti musicali, di cinema e teatri, di mostre e musei, delle vendite dei giornali). Quindi, la gente spende di più per comprare libri che per tutte le altre forme di partecipazione culturale “fuori casa”, per usare un’espressione cara all’Istat. Eppure, lo Stato interviene generosamente – e fa benissimo a farlo – a sostegno del cinema, dei teatri, degli enti lirici, e molto meno a favore dell’editoria.

Un altro numero, che fa da pendant a questi sulla dimensione economica, riguarda il popolo dei lettori: circa metà degli italiani legge almeno un libro all’anno. Nessuno è soddisfatto di questo dato ed è evidente che ci sia un margine di crescita enorme. Ma si tratta pur sempre di un numero molto elevato. Teniamoci bassi. Senza considerare i lettori occasionali, e pur calcolando soltanto coloro che hanno un rapporto stabile o almeno abbastanza frequente con la lettura, possiamo dire che ogni anno almeno 10-15 milioni di italiani leggono più di tre libri per scelta, senza calcolare chi si accosta ai libri per motivi professionali o di studio. 

Se partiamo da questi numeri, forse ne potremmo ricavare un’indicazione per ricercare quell’attenzione dei decisori pubblici che Nicola Lagioia sollecita nel suo articolo. La battaglia per un sostegno alla produzione e lettura dei libri non rispecchia solo gli interessi di una corporazione, ma riguarda la crescita complessiva del Paese e dei cittadini, compresi coloro che non leggono e che indirettamente potrebbero trarre vantaggio da una maggiore circolazione dei libri. Non penso sia necessario argomentare questa affermazione. 

Accanto alla indispensabile unità fra i diversi soggetti della filiera (autori, editori, traduttori, librai, bibliotecari, insegnanti ecc.), cui aggiungerei anche le istanze del mondo dell’associazionismo e del volontariato impegnate assieme a tanti operatori professionali nelle attività di promozione culturale, penso che vada mobilitato questo capitale sociale, che può essere molto più di un “portafoglio clienti”. L’obiettivo comune, all’interno del quale ciascuno troverà le proprie gratificazioni, è presto detto: vogliamo buoni libri da leggere. 

Anche Pippo Civati, a seguito del pezzo di Nicola Lagioia pubblicato su Lucy, è intervenuto sul tema. Il suo contributo al dibattito si può leggere qui.

Giovanni Solimine

Giovanni Solimine è Professore emerito della Sapienza Università di, dove ha insegnato per molti anni, e presidente della Fondazione Bellonci-Premio Strega e dell’Istituzione Biblioteche Centri Culturali del Comune di Roma.

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