Dopo Sick of Myself, Kristoffer Borgli dirige Zendaya e Robert Pattinson in una commedia amara che segue una coppia alla vigilia del matrimonio: una confessione inattesa, durante una cena tra amici, mette in moto un meccanismo di esposizione e giudizio. Come si conserva un amore quando ci si sente costantemente osservati?
Quando si incontrano per la prima volta, in una caffetteria, lei sta leggendo un libro e lui si avvicina per dirle che quel titolo è uno dei suoi preferiti. In realtà non è vero, non l’ha mai sentito nominare, ma la donna che ha davanti (Zendaya) val bene una bugia. Lei però non si gira neppure. Si scoprirà che è sorda da un orecchio e che nell’altro ha un auricolare: perché mai, altrimenti, rifiutare le avances di uno sconosciuto con il volto di Robert Pattinson? Lui però vive quei pochi istanti come un’umiliazione pubblica. Si guarda intorno e gli pare di vedere tutti gli altri frequentatori del bar ridere di lui.
La prima sequenza di The Drama – la nuova produzione della super-glam A24, uscita in Italia ai primi di aprile dopo un riuscito battage – condensa alcune delle questioni cruciali del film, cioè l’ossessione della contemporaneità per lo sguardo degli altri, l’amplificazione della vergogna nell’era dell’iper-esposizione da social network, il fallimento pubblico come peccato capitale. Charlie (Pattinson) e Emma (Zendaya) due anni dopo il buffo incidente del bar sono una coppia in procinto di sposarsi. Il regista Kristoffer Borgli, un quarantenne norvegese alla seconda grande produzione americana, mostra i due innamorati quasi sempre sotto il riflettore dello sguardo altrui.
Non mancano tutti i topoi dell’intimità di coppia (baci, risate a crepapelle, sesso, convivenza), ma sono per lo più confinati nei molti flashback che accompagnano la narrazione, montati con il ritmo sincopato e ansiogeno di uno scroll. Il presente – quel presente in cui manca solo una settimana al matrimonio – è invece tutto colonizzato dalla presenza degli altri e dagli impegni sociali. Ci sono i fiori da scegliere, il menù da confermare, i set fotografici in cui sorridere, i testimoni con cui provare il discorso. Alla fine di una lezione in cui i due fidanzati ripassano il ballo di nozze, Emma domanda se forse non dovrebbe essere tutto un po’ più spontaneo. “Marriage is performative by nature”, risponde seria la coreografa. Il matrimonio è pura performance, certo. Ma lo sono anche la coppia, l’amore, la casa, le vacanze, e non solo per le star come Pattinson e Zendaya. Borgli, che già in Sick of Myself (2022) si era mostrato capace di cogliere tic e ossessioni della sua generazione, ritrae una giovane middle class in perenne sforzo dimostrativo, impegnata in una estenuante ostentazione di successi privati e lavorativi, di bellezza e di felicità.
La forma patinata e scintillante di The Drama si adatta perfettamente ai temi che prende di mira: i protagonisti sono bellissimi, la loro casa sembra uscita da un set di Domus, la fotografia assomiglia a quella di uno spot pubblicitario. E cosa c’è di meglio che un matrimonio per sembrare felici e realizzati?
Tutto andrà a rotoli, naturalmente. Andrà male come può andare male in una commedia, con quella esagerazione grottesca che finisce per farci sentire lontani e tutto sommato al sicuro, anche se un po’ angosciati. Borgli dosa con sapienza la ricetta, mescolando gli ingredienti della commedia romantica a generose dosi di dramma psicologico e qualche leggero sentore di thriller. Come preannuncia il didascalico sottotitolo utilizzato nella comunicazione italiana del film (“un segreto è per sempre”) la coppia instagrammabile crolla per un piccolo grande disvelamento. Tutto parte con una domanda-gioco, proposta in una cena dove i due protagonisti e i loro testimoni assaggiano in anticipo le portate (e soprattutto i vini!) della festa: qual è la cosa peggiore che avete mai fatto? Il giro di tavolo sembra divertente, e lo spettatore ha tempo di pensare a quale risposta darebbe se fosse seduto con gli amici; ma quando arriva il turno di Emma l’atmosfera cambia, e le cose cominciano a scivolare in un irreversibile piano inclinato di conseguenze. Niente di nuovo, almeno in apparenza. La cena tra amici o famigliari che degenera di colpo in uno psicodramma, con la scioccante emersione del lato nascosto di una persona amata, è un pattern ampiamente utilizzato. È probabile che guardando il film, o anche solo sentendone raccontare la trama, abbiate l’impressione di un déjà vu, dallo splendido Festen di Thomas Vinterberg (1998) al meno nobile Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (2016) fino al più recente Confidenza di Lucchetti (2024, dal libro omonimo di Domenico Starnone). Anche per questa ragione vale la pena concedersi un piccolo spoiler, discutendo il segreto di Emma e le connotazioni etiche e politiche che questo porta con sé (gli integralisti delle anticipazioni sappiano, prima di abbandonare la lettura, che il film lo rivela nei primi venti minuti).
Mentre Mike (Mamoudou Athie) e Rachel (uno dei personaggi più odiosi del cinema recente, interpretato da Alana Haim) confessano tra risatine e finti imbarazzi episodi che si sono già raccontati l’un l’altra – al punto che le loro narrazioni vengono completate o corrette dal partner – Emma rivela di colpo, e senza mai averne prima fatto cenno al futuro marito, di aver pianificato di uccidere i suoi compagni di scuola con un’arma da fuoco. Scherza? No, non scherza: possedeva un fucile e ha seriamente pensato di puntarlo contro chi l’aveva esclusa e messa ai margini. Non l’ha fatto perché si è pentita? No, non proprio: si è fermata solo per un evento accidentale. Charlie cerca di offrirle, in quel momento e poi in diverse altre occasioni, possibili copioni per discolparsi, minimizzare, mostrarsi come una vittima. Lei, con crudele sincerità, li rifiuta tutti.
Se guardando il trailer vi siete domandati perché nel 2026 si debba ancora perdere tempo con le crisi e i tradimenti di una coppia etero borghese, sarete forse rinfrancati nello scoprire che Borgli cambia, almeno parzialmente, tavolo di gioco. Il segreto di Emma non riguarda la coppia o la casa, ma diventa politico e pubblico su diversi piani: è un crimine (potenziale) contro un’intera comunità, e non viene rivelato nell’intimità domestica ma davanti a un piccolo gruppo di ascoltatori. Mike, Rachel e Charlie diventano così una proto-giuria, che formula una condanna con la stessa rapidità, la stessa inflessibilità e lo stesso moralismo che è possibile leggere nei commenti social quando una personalità pubblica commette un errore. Rachel è la più disgustata ma, proprio come accade nelle gogne mediatiche, finisce per influenzare il resto degli astanti. E Charlie? Borgli – che in questo film lavora quasi ossessivamente su campo e controcampo – è abile nel mostrare Pattinson che muove velocemente le pupille in diverse direzioni (guarda gli amici, poi la fidanzata, poi verso il basso, poi ancora gli amici) come se dovesse tenere conto delle reazioni degli interlocutori prima ancora che delle proprie. Avrebbe reagito nello stesso modo se la confessione fosse arrivata in privato?
Nel seguito della vicenda, a ogni modo, Charlie farà pienamente suo quel turbamento, lo porterà in camera da letto, nel tessuto dei sogni, nel suo sguardo su Emma e il sospetto dilagherà come un’onda nera a contaminargli la vita; ma poiché siamo pur sempre in commedia, il protagonista si trasformerà dapprima in un goffo e balbettante Hugh Grant, poi addirittura in un Benny Hill che scivola e batte la testa mentre tutti ridono. “Marriage is performative by nature”, e per la legge del contrappasso una coppia performativa non può che cadere nel suo spettacolo più importante. La sceneggiatura pare, nel complesso, restare in superficie nello scavo dei personaggi e non affondare quanto potrebbe su ragioni interne, nessi causali, come pure nel menzionare e trattare il tema del disagio psichico dei minori. Ma Borgli sembra interessato soprattutto al dilemma etico posto dal segreto di Emma, che peraltro mette il dito in una piaga che speravamo solo americana, e di recente abbiamo scoperto esserci più vicina del previsto. La questione apre, come un prisma, non poche questioni morali. Chi ha programmato di compiere un crimine ma si è poi tirato indietro può essere considerato completamente innocente? Possiamo continuare ad amare come prima una persona di cui abbiamo scoperto un lato moralmente abietto? Quali azioni e quali pensieri reputiamo non perdonabili?
È consigliabile vedere The Drama in compagnia: la discussione che ne seguirà potrebbe rivelare aspetti inattesi della scala di valori e delle paure di chi vi sta accanto. Due possibili effetti collaterali: potreste finire la serata con un litigio, oppure scoprire che il dibattito è, a conti fatti, più interessante del film.